Una selezione per dirigente fatta tramite avviso pubblico che non richiede la laurea, per un ruolo ‘abolito’ dallo stesso Comune quattro anni fa, con il segreto sui tre commissari che sceglieranno il profilo adeguato, per un incarico quadriennale da 80mila euro lordi annui. È quello che ha pubblicato, sul proprio sito, la Holding Ferrara Servizi, emanazione dell’amministrazione comunale creata nel 2006 per gestire le varie partecipate del Comune. Che tra l’altro non prevede la figura del direttore generale nel proprio statuto.

Dal 2014 ne è amministratore unico Francesco Badia. Un nome nuovo nella politica locale, proveniente dal mondo accademico ed entrato da poco in politica con un incarico di responsabile economico del Pd comunale. L’apprezzamento per la scelta che sembrava orientata al rinnovamento e al ricambio generazionale (oltre che al risparmio: 35mila euro l’anno contro i 50mila del predecessore Paolo Paramucchi) venne ben presto mitigata dalla decisione del sindaco Pd Tiziano Tagliani di affiancargli ad interim sin dai primi passi proprio il suo predecessore. E così Paramucchi si vide nominato direttore generale con tanto di aumento. Una prebenda da 80mila euro l’anno.

Ora la polemica intorno alla holding si inasprisce in occasione della nuova selezione, che prevede, come detto, tra i requisiti il diploma di scuola media superiore e tre anni di esperienza. Da qui il sospetto, reso esplicito in consiglio comunale dalla capogruppo del M5S Ilaria Morghen, che possa essere un concorso cucito su misura proprio per Paramucchi, che in curriculum può vantare il diploma in ragioneria. Per la cronaca, Paramucchi risulta tra i 15 candidati che hanno presentato domanda.

Il caso potrebbe finire davanti alla Corte dei Conti e all’Autorità nazionale anticorruzione, come promette Forza Italia per bocca del capogruppo Vittorio Anselmi e del consigliere Matteo Fornasini: “Siamo stufi di essere presi in giro e siamo stanchi di requisiti tagliati su misura per permettere agli amici non in possesso della laurea di partecipare alla selezione per incarichi dirigenziali”. Anselmi ricorda anche che nelle ultime settimane il Comune ha bandito altri quattro bandi di concorso per dirigenti in altri settori. “Tutti prevedevano la laurea e cinque anni di esperienza”.

A questo si aggiunge il fatto che i nomi dei tre commissari che procederanno alla selezione non sono stati resi pubblici. Anche se Fornasini fa alcune ipotesi: “Sembra che uno sia il revisore dei conti della Holding, un altro un dirigente della provincia e il terzo un professionista che in passato ha avuto incarichi dalla controllata del Comune”. A storcere il naso di fronte al “concorso strano” (sue parole) è anche Luigi Marattin, ex assessore al bilancio ora alla corte di Renzi come consigliere economico, che all’edizione locale del Resto del Carlino confessa che, fosse stato ancora in giunta, “avrei presentato al sindaco le mie dimissioni”.

Ce n’è abbastanza per far sbottare Tagliani, che accusa le opposizioni di fare “politica con la p minuscola” e difende la scelta dell’amministratore unico della Holding: “Scelta avveduta e prudente, in considerazione del fatto che Holding Ferrara Servizi, sin da pochi mesi dopo la sua costituzione, ha previsto nella propria pianta organica la figura del direttore generale, in ragione della mole di lavoro e della delicatezza e complessità dei compiti che alla società sono stati via via affidati”.

E quanto al reprobo Marattin, il sindaco conclude: “Pd annichilito e imbarazzato per quelle dichiarazioni? E se invece si trattasse di mero, autentico ed autarchico ‘me ne frego’? Capisco che le sparate di Gigi Marattin, frequenti qualche mese fa e al limite dell’inflazione, oggi facciano notizia. Capisco anche che una giunta impegnata a svolgere la propria attività amministrative continuando a tagliare i costi e che non interviene a sostegno di Tizio o Caio, nel momento in cui una commissione di elezione sta lavorando, è meno fashion del nostro Varoufakis in salsa liberal: ma così è se vi pare ma anche se non vi pare”.