Lunedì scorso Renzi ha riunito i suoi parlamentari nella sede del Pd, dove ha tenuto loro una lezione di comunicazione efficace. Proprio come nel mio ebook Fai come Renzi – Cambia verso alla tua comunicazione”, il premier ha provato a trasmettere ad un centinaio di persone le tecniche di comunicazione efficace che hanno fatto il suo successo.

Un corso che ha voluto fare con urgenza dato il calo, in termini di qualità e di ascolti, che gli interventi televisivi dei dem hanno subito negli ultimi mesi, trascinando a fondo il partito. E non importa se la sera prima il referendum greco fosse andato male per lui, bisogna sistemare la comunicazione del partito, questa è la cosa più importante.

Renzi ha ragione. Il segreto del suo successo sta proprio nelle sue doti comunicative. Guai a sbagliare proprio nella comunicazione, altrimenti i risultati sono quelli che abbiamo visto: consensi dimezzati in un anno.

Renzi e il suo staff passano in rassegna i volti andati in tv negli ultimi mesi e stilano una pagella dei promossi e dei bocciati. Dal Nazareno smentiscono, ma conoscendo la comunicazione dei partiti e curando la preparazione televisiva di alcuni politici non ho dubbi sull’esistenza di questa classifica.

Perché i parlamentari Pd non funzionano più in televisione? Cos’ha che non va la loro comunicazione?
La risposta semplice è che risultano antipatici. Ma ci sono mille modi per essere antipatici. Entrando nel tecnico, il loro problema consiste in una comunicazione distonica.

La propria comunicazione, quando ci si trova in un dibattito, può essere sintonica o distonica rispetto a quella altrui. Essere sintonici significa partire da un terreno comune, per analizzare solo dopo le differenze nei punti di vista. In una comunicazione sintonica anche il tono della voce è simile: se il contesto è pacato, una comunicazione sintonica è altrettanto gentile. È lo stile più efficace, tranne quando si vuole penalizzare qualcuno per esempio a scopo educativo (il professore, il capo autoritario, il genitore eccetera) cosa fuori luogo in un talk show, dove non si va per educare l’avversario.

Gli esponenti del Pd invece cadono spesso in una comunicazione distonica. Se incontrassi sul treno la Bonafè, la Moretti, la Serracchiani o la Picierno per esempio, probabilmente avresti con loro conversazioni piacevoli e quasi sicuramente ti risulteranno anche simpatiche. Quando scendono nell’arena televisiva invece cambiano modalità, diventando distoniche e risultando quindi antipatiche a molti.

La comunicazione distonica consiste nel prendere la conversazione con gli altri come una sfida. Lo scopo diventa prevalere sull’avversario e non più ricercare la verità o un punto comune. Il tono è spesso diverso da quello dell’interlocutore, e quando anche l’altro inizia un attacco si tende ad alzare ancora di più la voce, oppure a tirare colpi bassi come insinuazioni e menzogne. Al contrario, un sintonico, anche quando in disaccordo con te, cerca di spiegarti la sua posizione senza tentare di umiliarti. Spera sinceramente che tu lo comprenda, e anche se continuerai a pensarla diversamente da lui ti mostrerà pubblicamente rispetto.

È proprio questa la differenza tra Renzi (come tra altri bravi comunicatori quali ce ne sono in tutti gli schieramenti) e molti esponenti del Pd. Lui è un sintonico, i suoi parlamentari sono quasi sempre distonici. Renzi arriva ad ostentare questo atteggiamento persuasivo, per esempio quando dice di non voler parlare male degli avversati, oppure, come a Virus su Rai 2 prima delle regionali, citandoli come a volergli fare campagna elettorale.

Una comunicazione sintonica trasmette sicurezza di sé -caratteristica del carisma-, inoltre persuade chi ci ascolta. Una comunicazione distonica rende antipatici, con gli effetti e le reazioni a casa che tutti conosciamo. Questa è una lezione che può essere utile a tutti noi. Comprendendola, gli allievi di Renzi risolveranno il problema principale della loro comunicazione in tv e potranno tornare nella lista dei promossi.