Il dottor Patch Adams, interpretato al cinema da Robin Williams, diceva che “la salute si basa sulla felicità”. Ed è su questo principio che l’associazione Bottega Bologna, specializzata nell’ideazione e nello sviluppo di progetti creativi, ha pensato la prima edizione di Tutto è uno, un ciclo di incontri dedicati alle donne operate di cancro al seno per aiutarle a tornare in sintonia con il proprio corpo, tra medicina tradizionale cinese, meditazione e teatro d’improvvisazione. Un progetto che si è svolto a Bologna tra marzo e giugno, sostenuto dall’Asl di Imola, dall’associazione Armonie, dall’Ospedale Sant’Orsola di Bologna, e patrocinato dal Comune di Bologna, nato dalla mente di Cristiana Raggi, terapeuta e attrice, proprio per offrire alle donne, alle loro famiglie e agli amici, un percorso di benessere psicofisico ed emotivo.

“Il corso è stato finanziato dalla fondazione Susan G.Komen Onlus Italia – racconta Fabrizio Cabitza, responsabile di Bottega Bologna e di Tutto è uno – quindi per le donne che hanno partecipato è stato completamente gratuito, così come desideravamo fosse, proprio perché potesse essere accessibile a tutti. Noi non desideriamo sostituirci alla medicina, ci mancherebbe altro, è fondamentale che chi è malato di tumore al seno si sottoponga al percorso oncologico, tuttavia crediamo che le nostre attività ben si accompagnino alle cure mediche, proprio perché sono volte a migliorare l’umore della persona, a creare un momento di condivisione, serenità e pace interiore”.

Ad aprire il ciclo di incontri, infatti, sono state le lezioni di stretching biodinamico, una pratica che si rifà alla medicina tradizionale cinese e alla tecnica del craniosacrale biodinamico, intese come alternative complementari e sinergiche alle procedure terapiche in uso. “E’ una forma di ginnastica – spiega Cabitza – che permette di acquisire una maggiore coscienza del proprio corpo, a sentirsi bene con se stesse, lavorando sui movimenti e sulla respirazione”.

Un percorso coadiuvato dal Mindfulness, “cioè un atteggiamento della mente che consiste nel raggiungere un’attenzione discriminante, stabile, concentrata, non reattiva e neutrale, che poi la nostra istruttrice, Elisa Gennari, insegna a utilizzare. La pratica, infatti, è volta a coltivare il rispetto per le proprie emozioni piuttosto che reprimerle, soffocarle o evitarle, e per questo è utile anche nella prevenzione, oltre che per raggiungere una consapevolezza reale del proprio essere”.

Novità del corso, poi, è l’applicazione del Playback Theatre alla riabilitazione delle donne operate di tumore al seno. Nata negli Stati Uniti negli anni 70’, infatti, è una particolare forma di improvvisazione teatrale che si basa, come punto di partenza di una performance, su una storia raccontata dal pubblico. “Nel nostro caso – continua Cabitza – il pubblico, cioè le donne iscritte al corso e i loro cari, offrono agli attori uno spunto proveniente dalla loro vita, un’emozione, una parola chiave, che poi viene messa in scena sul palcoscenico. In pratica è un momento di forte condivisione, che noi abbiamo pensato di utilizzare come strumento di riabilitazione perché nella malattia spesso si tende ad alzare una barriera tra noi stessi e le persone a cui vogliamo bene, tra noi e il mondo esterno. Condividere, confrontarsi, quindi, migliora l’umore, porta ad aprirsi, e di conseguenza ci si sente più sereni”.

La prima edizione di Tutto è uno, che si è conclusa il 26 giugno, ha visto la partecipazione di dieci donne e delle loro famiglie. “Tuttavia, per il prossimo anno vorremmo riuscire ad ampliare le nostre attività, ovviamente sempre mantenendo gratuiti i nostri corsi. Per farlo speriamo di riuscire a coinvolgere ancor più enti, ospedali e associazioni – sottolinea Cabitza – perché ripeto, non possiamo né vogliamo sostituirci ai dottori, tuttavia crediamo che i nostri corsi rappresentino per le donne operate di tumore al seno un modo per tornare a sentirsi a proprio agio con il loro corpo, e perché no, di divertirsi”.