Meno di sessanta chilometri separano Guadalajara, antico gioiello della Spagna dei Mori, da Vallecas, dove Madrid ripone l’abito regale per rivelare la sua anima operaia e punk. Dalla prossima stagione un arcobaleno avvicinerà ancora più le due località sulla mappa. É quello che si sono stampati sulla maglia le squadre di calcio locali, che in autunno potrebbero dare vita a un inedito derby solidale in Copa del Rey. Per presentare la divisa con cui affronterà il prossimo campionato di Segunda Division B, la terza serie del campionato spagnolo, il Club Deportivo Guadalajara ha scelto un palcoscenico particolare: quello di Orgullo, il Gay Pride celebrato negli scorsi giorni a Madrid.

La tenuta ufficiale del club sarà viola con una vistosa banda arcobaleno al centro. “Celebriamo così uguaglianza, inclusione e unità. L’appoggio della società e dei suoi giocatori alla comunità LGBT è incondizionato” si legge sul sito ufficiale. Il 5% dei proventi della vendita delle t-shirt, realizzate da Hummel, sarà destinato a un fondo che ha l’obiettivo di “eliminare stigma e pregiudizi dal mondo dello sport”. Simili le finalità con cui si è mosso il Rayo Vallecano. La seconda maglia del club sarà nera (la foto è tratta dal sito della squadra spagnola), ad attraversarla una banda obliqua con i colori dell’iride. Ogni tonalità, inoltre, ha un significato e una dedica agli “eroi anonimi della nostra società”. Il rosso, spiega la dirigenza del Rayo, è per chi lotta contro il cancro, l’arancione sostiene l’integrazione delle persone disabili, il giallo è per chi non perde la speranza, mentre il verde serve a lanciare un messaggio ambientalista e ancora il blu per la lotta agli abusi dei minori e il viola contro la violenza.

Sulla terza maglia, invece, la banda sarà rosa, a simboleggiare l’impegno di chi combatte ogni giorno la sfida contro il tumore. Ogni maglia venduta porterà sette euro nelle casse delle associazioni solidali. L’esposizione mediatica delle t-shirt e dei messaggi a loro vincolate sarà enorme. Il Rayo Vallecano le indosserà in trasferta a Barcellona, contro i campioni d’Europa, oppure nei due derby che ogni anno disputa a Madrid. Il Fulmine, tornato stabilmente in Primera Division nel 2011, è il vaso di coccio tra le due corazzate della capitale, Real e Atletico. A rendere unica la terza compagine madrilena e ad attirare su di lei simpatie da mezza Europa è anzitutto la sua collocazione: teatro delle sue prestazioni è Vallecas, barrio popolare nel sud della città che si identifica in maniera assoluta nella squadra di calcio.

Lo popolano circa trecentomila persone, tra loro numerosi migranti figli delle migrazioni del passato e protagonisti di quelle odierne. Vivono per lo più nelle case popolari del quartiere, impoveriti e talvolta ridotti sul lastrico dalla terribile crisi degli ultimi anni. Sfratti e sgomberi sono quotidianità, un dramma alleviato dalla rete di solidarietà e resistenza che gli abitanti sono riusciti a tessere. La squadra di calcio ne è stata parte attiva: alcuni mesi fa una raccolta fondi avviata dai giocatori del Rayo ha permesso di pagare l’affitto a Carmen, una donna di 85 anni che era stata buttata per strada per morosità incolpevole. La signora, a sua volta, si fece coinvolgere dalla catena di generosità e donò metà dei 21 mila euro racimolati a Wilfred Agbonavbare, ex portiere franjirojo morto in povertà a causa di un tumore. Lungo l’applauso che gli tributò il Maria Teresa Rivero, lo stadio intitolato alla ex presidentessa del Rayo. La curva sud non esiste, perché nessuno si è mai preso la briga di costruirla, chi non guarda le partite dal balcone di casa va nel settore opposto, popolato dal 1992 dal gruppo dei Bukaneros. Il gruppo, dichiaratamente antifascista e di simpatie anarchiche, è da sempre impegnato nella vita del quartiere. Con il loro rumore e la loro goliardia si meritarono gli applausi dell’allora tecnico del Real Madrid José Mourinho: “Sono stati fantastici” disse in occasione di un derby vinto in campo e perso sugli spalti dai suoi. La medaglia dello Special One per una entità extraterrestre nel mondo del pallone, che da oggi ha trovato un complice arcobaleno.