Le semplificazioni possono fare molto male soprattutto a persone che la vita ha reso già fortemente vulnerabili, come nel caso delle persone disabili, indipendentemente dal fatto che la loro situazione dipenda da fattori già esistenti dalla nascita o da eventi accaduti durante la vita.

Periodicamente sui nostri media appaiono articoli a tutta pagina che raccontano della scoperta di falsi invalidi, fenomeno odioso che arreca un danno economico alla collettività e che danneggia prima di tutto coloro che invalidi lo sono veramente e che rischiano di essere guardati con ingiustificato sospetto. In tali articoli spesso si evidenzia la spesa che lo Stato sostiene per questi cittadini come se si trattasse di soldi rubati, senza spiegare quale sia il grado d’invalidità che dà diritto ad un beneficio economico e a quanto questo ammonti.

Da qualche anno vivo costantemente a contatto con tale condizione, sia nella mia sfera privata, sia nella mia dimensione professionale come medico impegnato nelle commissioni invalidità dell’Inps e da qualche mese conduco a Radio Popolare “37e2” una trasmissione su questi temi.

Qualche dato: secondo il Censis (2014) in Italia vi sono 4,1 milioni di persone con disabilità pari al 6,7 % della popolazione, le famiglie che hanno al loro interno una persona con disabilità sono l’11%, ma ad essere comunque coinvolti in questa tematica (ad. es. figli o nipoti di anziani) sono circa il 50% dei nuclei famigliari.

La spesa pubblica pro capite destinata alle persone disabili è oggi di 437 euro l’anno, cifra di molto inferiore a quella media europea (535 euro).

L’assegno di invalidità destinato a chi ha un’invalidità superiore al 74% è di 279,75euro/mese x 13 mensilità, la pensione d’invalidità per chi ha una percentuale d’invalidità del 100% è anch’essa di 279,75 euro/mese; per poter accedere a tali benefici economici non bisogna superare un reddito annuo superiore ai 4.805,19 euro per l’assegno e ai 16.532,10 euro per la pensione. Questi benefici, cessano al compimento del 65° anno di vita e, solo per chi ha un reddito basso, vengono sostituiti dall’assegno sociale (quella che un tempo era la pensione sociale) che oggi è di 448,52 euro x 13 mensilità.

Coloro che non sono autonomi nella deambulazione e/o nel compiere “gli atti quotidiani della vita” e che quindi necessitano di un’assitenza continua, ricevono l’indennità di accompagnamento di 508,55.euro/mese x 12 mensilità, in questo caso indipendentemente dal reddito e dall’età. E’ evidente che con tali cifre sia difficile vivere decentemente.

Non va meglio per coloro che cercano comunque di lavorare e quindi di pesare meno sulla collettività. Nel 2013, secondo la relazione annuale al Parlamento, a fronte di 676.775 persone iscritte alle liste di collocamento riservate agli invalidi (Legge 68) vi sono stati solo 18.295 inserimenti lavorativi e nello stesso periodo vi sono stati 5.538 licenziamenti, mentre nel medesimo anno risultano almeno 40.000 i posti di lavoro non occupati che secondo le attuali leggi, avrebbero dovuto essere destinati alle persone disabili. La crisi colpisce tutti, ma i primi ad essere espulsi dal mondo del lavoro sono i più deboli e tra questi i disabili.

Il numero di alunni disabili nella scuola statale nell’anno 2013/2014 ha raggiunto i 209.814; gli insegnanti di sostegno sono circa 110.000, spesso suddivisi tra diversi ragazzi, non sempre nella medesima scuola e con una fortissima rotazione annuale. Fatto questo gravissimo perchè appena l’insegnate di sostegno ha imparato a conoscere lo studente, a comprenderne non solo i suoi limiti, ma anche le risorse residue, costui viene spsostato ad altra scoula e tutto deve rincominciare da capo.

In Italia la spesa per i servizi in natura (ossia quelli non in soldi, ma in servizi sociali) rappresenta solo il 5,8% delle risorse totali destinate alle persone disabili, pari quindi a 25 euro pro-capite annui, meno di un quinto della media europea. Una conferma l’abbiamo in queste settimane con i disabili, non solo anziani, abbandonati nella calura cittadina con l’assistenza pubblica ridotta all’osso e limitata alle gravi emergenze, quando questo è possibile.

Sarebbe allora opportuno, oltre alla denuncia dei falsi invalidi e alla giusta richiesta di controlli più severi, in particolare in alcune regioni del sud, evidenziare con la stessa forza le condizioni di assoluta precarietà economica ed isolamento sociale che vivono milioni di persone colpite da un handicap psichico e/o fisico.

Ma tale condizione, spesso vissuta come dramma personale o familiare, non conferisce loro alcun potere nell’arena elettorale, né nella giostra mediatica.

Sono e restano invisibili.