Cambiano i governi, restano le abitudini. Soprattutto quelle cattive. Anche nell’attuale legislatura, segnata dall’avvicendamento tra l’esecutivo guidato da Enrico Letta e l’attuale, presieduto da Matteo Renzi, ignorare le prerogative e i poteri del Parlamento è diventata una costante. Come certificano i dati delle attività delle Camere aggiornati a maggio 2015. Su un totale di 16.654 tra interrogazioni ed interpellanze presentate a Montecitorio, infatti, solo 5.989, cioè poco più di un terzo (il 35,9%), ha ottenuto risposta. E’ andata addirittura peggio al Senato dove, su 5.968 atti di sindacato ispettivo solo 1.333 (appena il 22,3%) sono stati ritenuti finora degni di attenzione.

In tutto, ministri e presidenza del Consiglio hanno risposto, considerate entrambe le Camere, a 7.322 interpellanza e interrogazioni su 22.622, pari al 32,3% del totale. «E’ evidente che da parte del governo c’è una scarsa considerazione dell’attività di controllo del Parlamento», accusa Gianni Melilla, componente in quota Sel della Giunta del Regolamento e dell’Ufficio di presidenza della Camera dei deputati, illustrando i dati a ilfattoquotidiano.it. «Una situazione – aggiunge – che impedisce ai parlamentari, tanto di minoranza quanto di maggioranza, l’esercizio di una loro prerogativa fondamentale volta ad assicurare piena trasparenza, conoscenza e controllo del complesso dell’attività dell’esecutivo».

Non solo. Lo scorso dicembre il governo Renzi aveva già battuto un altro primato: quello del ricorso alla fiducia su un totale di 55 leggi licenziate dalle Camere in poco più di nove mesi. «Se aggiungiamo che da anni il potere legislativo del Parlamento viene fortemente compromesso dal ricorso sistematico degli esecutivi anche alla decretazione d’urgenza – conclude Melilla – ci rendiamo conto del livello inaccettabile di limitazione dei poteri costituzionali delle Camere».
Twitter: @Antonio_Pitoni