Per molto tempo aveva battuto il cancro. Non solo con le medicine, ma anche con la scrittura e con i viaggi. Poi la cura non è bastata. Luca Rastello, scrittore e giornalista, è scomparso lunedì 6 luglio nel suo appartamento a San Salvario, quartiere popolare nel centro di Torino. Giovedì avrebbe dovuto compiere 54 anni. Dal 2006 era malato di cancro al fegato. Nella notte tra domenica e lunedì la situazione si è aggravata, Rastello è finito in coma ed è deceduto. Lascia Serena, la sua compagna, l’ex moglie Monica e le figlie Elena e Olga.

Rastello aveva diretto L’indice dei libri del mese, Narcomafie e Osservatorio Balcani e Caucaso e lavorato nelle redazioni de La Repubblica a Milano e Torino. Era stato inviato del settimanale Diario, esperienza di cui ricordava soprattutto la possibilità di viaggiare e approfondire storie per reportage o inchieste, come piaceva fare a lui. Amava l’est Europa, l’Asia, l’Africa e il Sudamerica, dove era andato pochi mesi fa con la sua compagna, con cui recentemente aveva anche intrapreso un ultimo viaggio on the road dalla Puglia a Torino.

Come scrittore era interessato a sviscerare l’essenza dei temi che affrontava. Un aspetto che emergeva già nel suo primo libro “La guerra in casa” (Einaudi, 1998), realizzato dopo le sue esperienze nella ex Yugoslavia come cooperante: aveva organizzato convogli umanitari per la Bosnia e un comitato di accoglienza per i profughi in Italia. “Era uno degli autori più lucidi, capaci di coniugare alla scrittura l’intervento, l’azione e la ricerca sul campo”, dice di lui Vittorio Giacopini, scrittore e suo amico. All’attività intellettuale Rastello univa anche l’impegno, soprattutto a favore dei migranti (tema de “La frontiera addosso”, Laterza, 2010).

Aveva scritto anche un romanzo, “Piove all’insù” (Bollati Boringhieri 2007), in cui narrava il rapporto tra la sua generazione e quella precedente nel periodo degli anni di piombo: “È un libro con elementi autobiografici, ma è soprattutto la biografia di una generazione che non ha avuto voce perché coperta da quella dei reduci, degli ex leader. Per questo è un romanzo fuori dai cliché”, continua Giacopini.

Per Chiarelettere aveva pubblicato tre libri: “Io sono il mercato” (2009), in cui raccoglieva i racconti di un narcotrafficante italiano; “Binario morto” (2013), reportage scritto con Andrea De Benedetti sul percorso inesistente del corridoio ad alta velocità Lisbona-Kiev che dovrebbe incorporare la Torino-Lione; e infine nel 2014 il romanzo “I buoni”, che ha suscitato un dibattito molto acceso sulle organizzazioni benefiche e antimafia (in molti ci hanno visto una critica al Gruppo Abele e a Libera di don Luigi Ciotti), ma anche critiche dure all’autore.

Dai suoi lavori emergeva la capacità di smontare narrativa, miti e retorica: “Non lo faceva per il piacere di andare contro, ma per arrivare al nocciolo delle questioni – spiega Lorenzo Fazio, editore di Chiarelettere -. Faceva quello che dovrebbero fare gli intellettuali. Anzi, lui era un intellettuale vero e proprio, come ce ne sono pochi. Aveva una capacità di analisi invidiabile e faceva un uso libero della sua intelligenza”. Per Giacopini, Rastello “aveva una caratteristica alla George Orwell, sapeva vedere cosa c’è sotto gli occhi e sapeva decriptare la neolingua”.

“È questo libro a tenermi in vita”, ripeteva agli amici quando affrontava la stesura di un nuovo lavoro. Lo aveva detto prima di pubblicare “I buoni” e lo diceva anche adesso che stava scrivendo il secondo episodio di quella che doveva essere una trilogia. “Voleva assolutamente finire un libro molto impegnativo – continua Fazio -. Aveva raccolto molti appunti e aveva scritto molte pagine, ma sapeva che non ce l’avrebbe fatta”. Sperava almeno di superare l’estate, che avrebbe voluto trascorrere nelle valli del Canavese, a Pianrastello, sua terra d’origine. Era pronto per trasferirsi lì nei prossimi giorni, aveva scelto i cd e i libri da portarsi, aveva invitato molti amici a trovarlo. Ora molti amici si ritroveranno mercoledì alle 12.45 presso il Cimitero di Torino per l’ultimo saluto, prima della cremazione.