Che fine ha fatto il Renzi di un anno fa? Quello che aprendo il semestre italiano di presidenza dell’Ue osò rispondere per le rime al capogruppo Ppe, il tedesco Manfred Weber strenuo difensore del rigore e acerrimo nemico della flessibilità che ci bacchettava per via della voragine del nostro debito? Quasi stentiamo a riconoscerlo e abbiamo qualche difficoltà nell’attribuirgli certe frasi. Renzi in quell’occasione disse che l’Italia non accettava lezioni di morale da nessuno, tanto meno dai tedeschi perché proprio nella stessa sala alla Germania fu concesso molto di più della flessibilità, fu concesso addirittura di violare i limiti, cosa che consentì la crescita a quella stessa Germania che oggi risponde sprezzante di essere disponibile soltanto agli “aiuti umanitari” per la Grecia. Quelli del Renzi di un anno fa erano i tempi del “coraggio e dell’orgoglio”, lo stesso coraggio ed orgoglio che un premier come Alexis Tsipras dimostra oggi con i fatti oltre che con le parole.

Renzi che a gennaio aveva definito la vittoria di Tsipras alle elezioni come una “speranza contro la crisi” oggi con il premier greco non ha più nulla a che spartire e l’unica cosa che li accomuna ormai è l’età oltre alla camicia candida portata senza giacca né cravatta. Renzi si è limitato a regalare una cravatta a Tsipras quando quest’ultimo è venuto a Roma a febbraio ma poi ha deciso di non regalargli il suo sostegno e non ha sfruttato la crisi greca per ridisegnare le politiche di un Europa che sa solo chiederci sacrifici come i tagli agli stipendi e alle pensioni ma non vuole farne quando si tratta, ad esempio, di redistribuire i migranti fra tutti gli Stati membri.

Tsipras ha dimostrato un gran coraggio nel chiedere al suo popolo di votare no al referendum e può ben dirsi orgoglioso del fatto che chi ha determinato il trionfo del no sa perfettamente che ciò non significa uscire dall’euro come hanno tentato di far credere la Merkel, Junker e persino Renzi. Se Renzi fosse lo stesso di un anno fa dovrebbe ammettere che il no ha vinto contro l’austerità imposta dall’Europa, la stessa austerità di chi voleva fare “lezioncine di morale” all’Italia. L’immagine del pensionato greco che piangeva disperato davanti alla sua banca chiusa doveva servire a terrorizzare i greci e ad indurli a votare si ma ha finito per ottenere l’effetto contrario e una risposta netta e trionfante contro i ricatti della Troika.

Renzi non è più quello di un anno fa ma d’altronde non esiste più nemmeno il 41% che l’ha visto trionfare alle ultime Europee. In Italia sta crescendo il favore verso quei partiti che hanno il coraggio di mettere in discussione l’obbedienza al rigore e ai diktat tedeschi perché la politica dei ricatti e della paura può ben poco contro l’orgoglio della democrazia e della libertà.