“Che finisca una tragicommedia e inizi un altro film”. Costa-Gavras, greco naturalizzato francese, vive questi giorni d’inferno, nonostante i suoi 82 anni, tra Parigi e Atene. Regista tra i più celebrati al mondo, è diventata la voce laica di un popolo piegato in due da quella finanza che di umano non ha più niente.

Maestro, se dovesse dare immagini a questa crisi?
Le peggiori sono quelle della mia gente che aspetta davanti alle banche, delle persone che frugano nell’immondizia per trovare da mangiare, quelle dei giovani disoccupati: sono queste le immagini terribili della Grecia oggi. Poi c’è quello spaccato di violenza politica che mi ha colpito molto, nei dibattiti. Lo scannarsi sulle spalle della gente che ha perso tutto. In particolare le persone che hanno fatto campagna per il Sì (nel referendum in cui il no ha trionfato col 61% dei voti, ndr) sono estremamente violente nei loro discorsi: mi hanno fatto venire in mente il clima della Guerra Fredda. E il confine verso la guerra civile è lì dietro. E tutto questo succede perché l’Unione Europea non vuole negoziare un debito, il che è una questione tutto sommato banale e che si è sempre risolta.

Cos’è la Grecia oggi rispetto a quella di dieci anni fa?
Dieci o quindici anni fa il Paese viveva in stato di euforia, ma era un’euforia falsata. E pericolosa. Il problema è che nessuno ha avvisato il popolo della pericolosità di avere soldi facili dalle banche. Nessuno ha detto alla gente fate attenzione, è una realtà falsata. È questa la grande responsabilità che hanno i governi di quel periodo, a destra e a sinistra.

Ha fiducia in questo momento in Alexis Tsipras? Cosa pensa delle scelte che ha fatto il governo?
Ho fiducia in Tsipras. Era molto tempo che la Grecia non aveva un uomo politico così determinato, così forte e così giovane. Non è coinvolto in nessuno scandalo né in operazioni finanziarie di nessun tipo, e questo mi sembra molto importante. Anche il fatto anagrafico è importante: è andato in Europa cercando di rispettare il programma elettorale per cui era stato eletto, e questa è una cosa molto rara fra i politici, di solito promettono molto in campagna elettorale e poi fanno altro. A proposito di immagini: Tsipras che arriva ai vertici europei, tra tutti questi uomini importanti e si fa ascoltare. Di solito i dirigenti greci si facevano prendere in giro. Lui invece arriva solo, senza nessuna esperienza, senza esserci mai stato prima e dice: io voglio fare una cosa diversa. Trovo che ciò esprima una grande forza e un grande coraggio. Io sto con lui.

Nel suo ultimo film “Il Capitale”, Gad Helmaleh in una battuta dice: ‘Arrichisco i ricchi, impoverisco i poveri’. E’questo che sta succedendo alla Grecia?
Sì questa frase ricorre molto spesso oggi nei media, la sentiamo ovunque. Ci sono sempre più ricchi e sempre più poveri nella nostra società e la classe media si riduce sempre di più. Cos’è che funziona oggi nell’industria e nel commercio? Il lusso. E chi lo compra il lusso? I ricchi.

Molti anni fa lei ha lasciato la Grecia a causa di un regime, quello dei Colonnelli. Secondo lei oggi la Grecia è esposta al rischio di nuovo regime economico e finanziario?
Oggi la dittatura della finanza marcia ovunque. La dittatura delle banche. Direi che è evidente che assistiamo allo sviluppo di una terza guerra mondiale di dimensioni inimmaginabile, quella dei ricchi contro i poveri.

Come si può uscire oggi da questa crisi? Cosa può fare il popolo greco?
Io non so quali possano essere le soluzioni tecniche. Il problema dell’Europa è che non amano Tsipras, pensano che lui sia solo un estremista di sinistra e temono un ritorno all’ideologia. Ma secondo me lui non è così, Tsipras sta solo cercando di tirare fuori la Grecia dalla catastrofe nella quale si trova, non ha intenzioni di dar vita a un regime, sul modello di Cuba o del Venezuela di Chavez. La sua voce è la democrazia. Mi auguro che il popolo greco sia unito e compatto davanti all’Europa, a prescindere dal fatto che si sia di destra o di sinistra. Sono cinque anni che la loro politica non funziona, che non dà nessun risultato, anzi dà dei risultati opposti.

Da dove inizierebbe se oggi dovesse girare un film sulla Grecia?
Sarebbe una tragedia, sembra il Chaplin di Tempi Moderni. Questa situazione è una tragedia per tutti, e soprattutto per i giovani che si trovano senza lavoro e, ancora peggio, costretti a emigrare. Giovani che hanno diplomi, che hanno studiato, e che ora devono offrire tutte le loro competenze all’estero, invece che al loro Paese. Questo è un dramma, e purtroppo questo fenomeno durerà ancora a lungo. E voi italiani, come noi greci, lo sapete bene: quando si parte, a volte non si torna più.

Lei vive in Francia da moltissimo tempo, cosa possiamo fare noi europei per aiutare la Grecia?
Dobbiamo fare tutto il possibile per fare in modo che l’Europa cambi, perché così non funziona e così le persone non credono più all’Europa. Oggi l’Europa è diventata un centro finanziario, che pensa solo alla finanza. Non c’è politica, non c’è un’Europa culturale, non c’è un’Europa unita. È culturalmente, il continente più importante del mondo grazie a Paesi come la Grecia e l’Italia, la maggior parte di ciò che oggi caratterizza il mondo dell’arte e della cultura è nato qui in Europa: a Roma, ad Atene.

Non abbiamo visto il suo ultimo film ‘Il Capitale’ nelle sale italiane, come mai?
Da quando ci sono stati questi cambiamenti nella distribuzione cinematografica in Italia, per i quali dobbiamo ringraziare il signor Berlusconi, molte cose non vanno nella direzione che vorremmo. Mi sembra che il film non sia uscito in Italia, o forse solo per pochissimi giorni, e ne sono stato molto stupito anche io.

Lei è un regista impegnato, i suoi film hanno spesso causato dibattiti politici e nella società. Quanto è necessario ricominciare a parlare di politica? Si può dire che oggi il referendum greco ha avuto questo merito?

Sì, credo che questo sia un aspetto cruciale del dramma greco. All’improvviso tutti hanno iniziato a chiedersi cosa stesse accadendo con i nostri soldi. E poi tutti parlano della Grecia, ma ci sono anche la Spagna, il Portogallo, l’Italia: siamo tutti indebitati, è come se una famiglia dovesse chiedere prestiti in continuazione per tirare avanti, è una situazione di tensione permanente.

I greci possono immaginare di ripartire dal turismo o c’è già qualcun altro che ne approfitta?
Il turismo sarà un altro dramma, verranno tutti da voi in Italia perché siete un Paese più sicuro. Avranno paura di venire in Grecia. Non credo comunque che il turismo sia l’unica risorsa su cui debba puntare la Grecia, il turismo non basta, bisogna trovare altri settori su cui puntare, a partire dalla cultura.

È vero che Syriza le ha proposto di candidarsi alla Presidenza della Repubblica?
Sì, ma non amo troppo parlarne anche perché non credo fosse una buona idea. E comunque non è stato Tsipras a chiedermelo, lui è troppo intelligente per questo.

di Clara Gibellini e Emiliano Liuzzi

da Il Fatto Quotidiano del 6 luglio 2015