Il flash di Dagospia, attorno a mezzogiorno di lunedì, aveva creato il caso: la giornalista Francesca Barra sarebbe in procinto di lasciare In Onda, il talk estivo di La7 che conduce con Gianluigi Paragone. Secondo Dago, ci sarebbe stato uno scazzo tra i due giornalisti, con la Barra che avrebbe accusato il collega di trattarla da valletta e, aggiunge il sito più pettegolo d’Italia, di essere troppo anti-renziano. A quanto pare, però, lo scooppone si è già sgonfiato, visto che la Barra non ha la minima intenzione di mollare In Onda.

Che lei e Paragone avessero idee politiche decisamente diverse era cosa nota, e sicuramente questo dato avrà influito nella scelta della coppia per la conduzione del sostituto estivo di Otto e mezzo. Non si capisce perché, a poche settimane dall’esordio, dovrebbe essere scoppiata la guerra su un tema già così evidente anche prima. In fondo, Francesca Barra è stata più volte ospite a La Gabbia (l’altro programma che il giornalista conduce sulla rete di Urbano Cairo) e alla Giungla, il programma che Paragone conduce con Mara Maionchi su Radio 105.

E chi frequenta assiduamente gli studi di La7 giura che non c’è stato alcuno scazzo tra i due, e tantomeno rivendicazioni femministe della giornalista. Anche perché, a leggere il curriculum della Barra (dagli esordi da ventenne al romanzo di successo, dalla biografia ufficiale di Falcone scritta a quattro mani con la sorella del giudice ucciso a Capaci alle inchieste sui nuovi poveri) non si può dire che non abbia fatto una lunga e articolata gavetta.

Martedì mattina, poi, arriva un’altra stoccata. Stavolta il mittente è Lettera43, che con una lunga serie di restroscena e voci dal sen fuggite continua l’attacco nemmeno tanto velato alla Barra. Nel pezzo si rilancia l’ipotesi di un abbandono, ma stavolta la causa scatenante non sarebbe il presunto trattamento da “valletta”, bensì la mancata difesa di Paragone dagli attacchi che la giornalista ha ricevuto da Vittorio Feltri, prima in diretta tv e poi con un velenoso articolo su Il Giornale: “Giovin donna di gradevole aspetto e basta. Il guaio maggiore è che ella è calata nella parte di protagonista e si impegna per farsi notare a ogni costo, compreso quello di essere screanzata”, scrive Feltri a proposito della bionda giornalista. E ancora: “Tutti abbiamo il diritto di lavorare, anche Francesca. Ma per lei sarebbe meglio una discoteca”.

Francesca Barra è rimasta zitta fino a oggi ma, evidentemente, non ha potuto fare a meno di smentire le continue voci che la riguardano. Contattata da FQ Magazine, la giornalista non le ha certo mandate a dire: “A me hanno insegnato a ventidue anni, quando ho finito il praticantato per diventare giornalista, che la verifica delle fonti è la base della nostra professione. Delle varie corbellerie, mancanze di educazione, balle, solo una vorrei commentare, anzi smentire ora. Perché scritta non insinuando il dubbio, ma come fosse notizia. Hanno scritto – continua la Barra – che volevo andare via da In Onda perché Paragone non mi avrebbe difesa da un articolo. Sorridiamo certo, per il primo cliché: solo le donne avrebbero bisogno di reti anticaduta? Non ho mai preteso da Paragone la difesa su un articolo. È ridicolo pensare che pretendessi di essere difesa da una critica scritta perché ho difeso la “persona sbagliata”. Fate ordine: saprei difendere gli altri e non me stessi?”.

È risoluta ma calma, Francesca Barra: “Il giorno che avrò bisogno di avvocati per simili cose, che non saprò da chi vale la pena difendersi, che elemosinerò parole e argomenti per un articolo, allora dovrò difendermi da me stessa”. Stufa di questa sospetta guerra mossale da colleghi e critici tv? “Qualcuno diceva: purché se ne parli. Ci stanno riuscendo”.

Intanto, ma questo conta poco per i polemisti di mestiere, lunedì sera In Onda ha fatto il 5% di share, con una puntata equilibrata e senza alcun tipo di “scazzo” tra i conduttori. Tanto per gradire.