La crisi costringerà tutti a stringere la cinghia, ma gli stipendi dei diplomatici non si toccano. Anzi, se dovessero perdere potere di acquisto, il governo corre subito ai ripari per evitare danni alle tasche delle “feluche”. E’ successo per il personale del ministero degli Esteri, guidato da Paolo Gentiloni, in servizio in Svizzera: per compensare le recenti oscillazioni nel rapporto di cambio tra euro e franco svizzero, si sono visti riconoscere “un aumento del 6 per cento delle indennità di servizio del personale di ruolo e del 10 per cento delle retribuzioni del personale a contratto pagato in euro”. Il dato emerge dalla risposta, nell’Aula della Camera, del sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova ad una interrogazione di Alessio Tacconi, ex M5s confluito nel Pd.

“A seguito degli eccezionali e imprevedibili sviluppi della politica monetaria in Svizzera, d’intesa con il ministero dell’Economia e delle Finanze – sostiene Della Vedova – la Farnesina si è subito attivata per tutelare il personale impiegato nelle sedi ubicate nella Confederazione e ha posto in essere ogni possibile sforzo per riuscire a reperire all’interno del proprio bilancio fondi sufficienti per procedere ad un aumento del 6 per cento delle indennità di servizio del personale di ruolo in Svizzera e del 10 per cento delle retribuzioni del personale a contratto pagato in euro. Tali misure hanno compensato, almeno parzialmente, gli effetti della svalutazione che in ogni caso si è gradualmente ridotta, attestandosi oggi a un valore medio di circa il 13 per cento in meno, a fronte di una svalutazione iniziale media del 20 per cento”.

Della Vedova ricorda anche che “in generale, occorre tener presente che interventi di questo tipo sono realizzati con estrema gradualità e prudenza. In molti casi – sottolinea – si preferisce infatti analizzare la situazione, tenendo in conto un arco di tempo di medio periodo prima di adottare i provvedimenti del caso. È noto che molti parametri e indicatori economici si contraddistinguono per la loro volatilità e che decisioni affrettate potrebbero rivelarsi persino controproducenti”. Eppure, questa volta l’aumento per i diplomatici italiani che lavorano in Svizzera non si è fatto attendere più di tanto. Chissà cosa ne pensano tutti gli altri dipendenti dello Stato, con i contratti bloccati da anni e con una svalutazione che anche in Italia non è che scherzi.