Sono cresciuto in un’epoca di complottismo e dietrologia. Dietro a ogni problema si vedevano “la Cia” o “il Vaticano”. Mi ha sempre infastidito: non condivido l’anti-americanismo, le verità a priori, il conformismo (anche) di sinistra. Ma nel mio primo corso di Master di Economia, negli anni ’80, frequentai a latere un corso di Relazioni Internazionali: “The Great Powers and the Third World”, e scrissi una tesi: “The US Chile Relations: a simple model”, in cui analizzavo la destabilizzazione covered (coperta) del Cile di Allende da parte degli Usa (1971-73). Ne traevo una teoria più generale sulle reazioni dei ‘paesi-centro’ nei cfr dei paesi periferici ‘devianti’. A causa di questo background mi aspettavo tentativi di destabilizzazione del governo che avesse per primo concretamente messo in discussione l’ideologia che governa l’Eurozona.

Il tentativo di destabilizzazione della Grecia di Tsipras è stato scoperto e volgare. Già nei 4 mesi del negoziato i creditori hanno da un lato avanzato richieste

– abusive, provocatorie, umilianti (p.es. hanno preteso: particolari distribuzioni dei sacrifici fra la popolazione greca senza averne titolo; di imporre un modello ‘neoliberale’ sottraendo la scelta alle istituzioni del paese);

– insostenibili (una massiccia ripresa dell’austerità) e destinate a un perpetuo fallimento, perciò oggettivamente inaccettabili.

– Dall’altro lato, in cambio non hanno offerto assolutamente niente! Non hanno neanche voluto discutere una riduzione del debito, che essi stessi sanno insostenibile e non rimborsabile per intero dunque mera finzione contabile, che però soffoca la Grecia. Si è trattato di un negoziato finto.

Infine, a parte la campagna di delegittimazione personale contro Varoufakis e Tsipras, le minacciose dichiarazioni sul voto dei greci (Junker e Merkel in testa), ecc., i creditori hanno arruolato la Bce, e usato questa istituzione – che è di tutti gli europei – per colpire la Grecia: “O firmi il nostro documento o noi ti chiudiamo le banche” avrebbe detto un ministro europeo a Varoufakis: frase non smentita. La Bce si è tristemente prestata. E poi il suo Vice Presidente Constancio ha dichiarato: “Se vince il sì riapriremo la liquidità, altrimenti…”: La chiusura delle banche ha avuto un certo effetto: gli unici a votare ‘Sì’ in Grecia sono stati gli ultra 55enni aggrappati alla difesa del poco che hanno; ma hanno prevalso i giovani in cerca di futuro, la dignità, la voglia di democrazia. Ora la destabilizzazione della Grecia deve cessare.

C’è in giro un’enorme confusione su cosa la Bce può e deve fare. Molti scrivono che la Bce “non può prestare altri soldi ai greci se i greci non pagano i debiti”: confondono le banche e lo Stato greco come fossero un unicum. In realtà, che lo Stato greco paghi o meno i suoi debiti a imprese, risparmiatori, e creditori esteri, le banche greche non c’entrano nulla (sono ostaggi): garantirne la stabilità è un obbligo statutario primario e preciso della Bce. Le banche greche non sono instabili per loro fragilità, ma perché la Bce (contrariamente a quello che fa con le banche degli altri 18 paesi) non garantisce loro la liquidità necessaria, e crea il panico. Neppure un default dello Stato greco (specie se parziale e selettivo) inficerebbe la solvibilità delle banche greche: esse detengono solo 11 Mld. di titoli pubblici greci, che peraltro non sono in discussione. Il comportamento della Bce è perciò sconvolgente, e dovrebbe spaventare tutti, anche quei paesi – come l’Italia – che per interesse l’hanno spinta su questa china scivolosa: un domani essi stessi potrebbero esserne vittime. Spero che in Parlamento qualcuno chieda spiegazioni.

Il “no” greco rende improvvisamente Hollande il chief negotiator e leader dell’Europa: è l’unico che la settimana scorsa ha invocato “un accordo con la Grecia”. Merkel invece ha detto: “solo dopo il referendum!”; è servita. Ora vola a Parigi per farsi dettare la linea. È la vera perdente (assieme a chi si era appiattito su di lei). Ma stavolta dovrà mettere sul piatto una sostanziale riduzione del debito greco (lo dice il FMI), invece che spingere per nuovi aumenti. La BCE deve subito ripristinare l’Ela illegittimamente sospesa – giornalisti: informatevi su questo punto –, altrimenti mette la Grecia fuori dall’Euro: non ne ha alcun diritto. Se lo fa, rischia di provocare una rivolta in tutta Europa, un trionfo di Podemos in ottobre, una dura reazione dell’America, persino della Cina: impensabile! Perciò credo che i mercati finanziari, dopo un tonfo iniziale causato dalle resistenze dell’eurocrazia, una volta ripristinata l’Ela si stabilizzeranno e recupereranno.

Ma la politica è l’arte del rivoltare le frittate. Nei prossimi mesi vedremo entrare in scena i Gattopardi: “Così non si può andare avanti”, Ci vuole l’Unione Politica europea”, “Una moneta senza Stato non può reggere”, “Bisogna cambiare i Trattati Europei…” (Quagliariello) con lo scopo di stringere ancora di più i bulloni. L’Eurozona ha bisogno dell’esatto contrario.