“Se passa il “no” non ci sarà più da mangiare”. “Se vince Tsipras ci costa 50 miliardi“. “Deve trionfare il “sì” altrimenti  avremo un’economia asfissiata, e niente soldi nelle banche”. Le hanno provate tutte. Con i ricatti, gli ultimatum e le intimidazioni. Cercando di infondere il germe della paura nel popolo ellenico, sollecitando la psicosi collettiva già provata dalla crisi, profetizzando fallimenti funesti. Hanno messo in bocca a Tsipras e Varoufakis parole che non avevano mai pronunciato. Come il ritorno alla dracma o l’uscita dall’Europa. Sono scesi in campo direttamente nella campagna elettorale per orientare e condizionare il voto del referendum. Istituzioni politiche ed economiche europee. I singoli Stati nazionali (compreso il nostro).

E con una campagna mediatica senza precedenti: “I greci non sono i veri greci” ha scritto il quotidiano tedesco Die Welt. “I greci hanno già distrutto una volta l’ordine economico”. Affermando che gli attuali greci non sono discendenti diretti della civiltà ellenica ma “un mix di turchi, slavi, bizantini e albanesi”. Scatenando i commenti dei lettori: “I veri greci antichi (dori, ellenici…) erano biondi, alti e robusti, mentre i moderni greci sono principalmente scuri e bassi”.

Il Frankefurt Allgemeine ha pubblicato una foto ad otto colonne di Varoufakis con uno sguardo tetro e minaccioso accanto ad una più rassicurante Christine Lagarde.

Il quotidiano Bild ha chiamato al voto i tedeschi organizzando un contro-referendum alternativo a quello della Grecia. “Dobbiamo continuare ad aiutare la Grecia con altri miliardi delle nostre tasse?”

La propaganda greca salvo poche eccezioni era rigorosamente contro Tsipras: “Sì per l’euro” (Ethnos), “Euro o dracma, l’economia vota sì”, “Il No spaventa” (Ta Nea). “La scioccante ammissione di Tsipras sull’apertura delle banche” (Kathimerini), “La soluzione con le elezioni generali se vincono i sì al referendum” (Parapolitica). Le tv private tutte senza esclusione da una parte. E naturalmente l’informazione italiana che, tranne le solite rare distinzioni, ha tifato apertamente per il “sì” così da non scontentare la Troika.

Oggi chi si stava fregando le mani per titolare la disfatta di Tsipras è costretto ad ammettere lo schiaffo a Bruxelles.
Per la prossima volta, si consiglia, quantomeno, maggiore ponderatezza e lucidità.