Negli ultimi anni, sempre più giovani italiani decidono di cercare un lavoro estivo all’estero, per finanziare un corso di lingue o approfondire un argomento nelle summer section delle università internazionali. E magari dopo un primo lavoro all’estero, fuori dall’Italia ci restano per sempre. Un solo dato: 5.500 connazionali nel solo anno 2013, si sono trasferiti negli Stati Uniti, come risulta da un’elaborazione dell’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Monza e Brianza su dati Registro Imprese, Istat–Coeweb, American Community Survey. Ma trovare un lavoro all’estero richiede anche preparazione.

Prima di tutto imparare una lingua, meglio due – Le proposte di corsi e soggiorni all’estero per imparare o migliorare una lingua straniera sono numerose sul web. Il consiglio è sceglierne uno che possa rilasciare una certificazione riconosciuta a livello globale. Le sigle che accreditano i corsi d’inglese sono tante dal Toefl a Ielts, nel caso si arrivi a conseguire un livello certificato di conoscenza, si può controllare che rientri tra le certificazioni del British Council; per il francese il punto di riferimento è l’Alliance Française, per il tedesco Goethe-Institut, per lo spagnolo Istituto Cervantes, per tutte le lingue straniere esiste un quadro di riferimento del Consiglio d’Europa che richiede determinati requisiti per i test di valutazione. Se si vuole investire su corsi che hanno costi rilevanti è bene chiedere delle garanzie.

Summer Job con corso di lingua – “Il tuo primo lavoro Eures” è un programma destinato ai giovani sino ai 35 anni. Eures – European Employment Services sostiene le candidature di giovani che vogliono lavorare in un altro paese europeo, per un massimo di sei mesi, finanziando il viaggio per il colloquio di lavoro, le spese di soggiorno, e in collaborazione con le piccole e medie imprese partner dell’iniziativa, anche dei corsi di lingua, se necessari per l’integrazione del tirocinante nel nuovo ambiente lavorativo.

La rete europea dei servizi per l’impiego, coordinata dalla Commissione Europea, ha la missione d’incentivare la mobilità dei lavoratori in Europa attraverso una rete di 900 euroconsiglieri (circa 70 in Italia). Altri lavori che si svolgono in estate, e che possono durare sino a sei mesi, sono online già da febbraio marzo, attualmente ci sono dei last minute. La ricerca dal sito Eures è complessa, si possono contattare direttamente gli euro consiglieri.

Se ci si pensa per tempo, si ha una media conoscenza dell’inglese, ci si può candidare a Londra, a Parigi, in Belgio per un lavoro nella ristorazione o nel turismo, dignitosamente pagato. “Gli italiani sono ben visti, sono flessibili, creativi nella risoluzione di un imprevisto, ma si attivano all’ultimo momento e perdono occasioni”, dice Stefania Garofalo, Euroconsigliere di Eures Pordenone).

Erasmus in azienda – La possibilità di avere una borsa di studio (contributo di 430 euro al mese) per uno stage in un’azienda internazionale c’è anche con Erasmus Plus, il programma di mobilità voluto e finanziato dall’Unione Europea, sostiene non solo i periodi di studio all’estero, ma anche di lavoro nelle aziende europee ed extraeuropei, la “mobilità di traineeship” per i laureandi.

Anche in questo caso si deve fare attenzione alle scadenze del bando nel proprio ateneo. Quest’opportunità nata nel 2007 ha visto crescere il numero di studenti che scelgono di andare all’estero a fare un’esperienza in azienda piuttosto che un semestre in università, nel 2013 questa opzione è stata scelta da uno studente Erasmus su cinque (55. 621 su 268 143), e da oltre 3800 studenti italiani.

Per chi ha davvero tanta voglia di studiare d’estate – Da giugno a settembre si possono frequentare delle summer school nelle università, programmi intensivi di durata variabile (da una a più settimane) in genere interdisciplinari e svolti in lingua inglese. I corsi estivi, soprattutto europei, si arricchiscono d’iniziative ed eventi, riuniscono dei professionisti di varie nazionalità, che sviluppano relazioni anche di lavoro. E’ certamente un investimento sull’internazionalità del proprio percorso, qualche volta è possibile chiedere un finanziamento all’università ospitante, una borsa di studio.

L’Università La Sapienza ha raccolto alcune proposte in università internazionali dall’Europa agli Stati Uniti, passando per la Russia, il Giappone, Taiwan, con costi da 600 a 2000 euro a sessione. Dei corsi, a costo più contenuto, con argomenti di politica internazionale, cooperazione, europrogettazione, politiche energetiche, lingua portoghese e altro si possono frequentare a Milano all’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale – Ispi, che ha una solida tradizione in questo genere di programmi.

Compiti per le vacanze: stage all’estero nelle ambasciate con borsa di studio – Dopo tre anni di sospensione è rinato il programma di tirocini Mae-Crui, frutto di accordo tra Ministero degli Esteri e Conferenza dei Rettori, dal 30 giugno 2015 si può consultare il bando di selezione per lavorare per un massimo di quattro mesi, con un rimborso mensile di 400 euro, nelle rappresentanze diplomatiche del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale di tutto il mondo.

In palio solo 82 tirocini. Il ministero degli Esteri aveva annunciato che ci sarebbero stati tra 300 e 500 stage, per laureandi di II livello, o di laurea quinquennale. Erano stati sospesi, poiché non prevedevano nessun sostegno finanziario, mentre la riforma Fornero prescrive per gli stage “il riconoscimento di una congrua indennità”.

Chi lo ha fatto, investendo danaro proprio per partecipare, però non sembra essersi pentito. Alessandro Neto, da Reggio Calabria con una laurea in Cattolica, oggi console a Belgrado, ricorda di aver vissuto alla Rappresentanza italiana alla Nato, a Bruxelles, un’esperienza molto formativa. “Anche pochi mesi sono stati preziosi per capire cosa vuol dire lavorare come funzionario all’estero, rappresentare il proprio paese, fuori dai cliché. Si comincia lavorando sodo, il tutto in inglese, anche per scrivere report e decisioni, si prende parte a riunioni importanti, e ci si mette in gioco”.

Twitter: loliva2011