MALI-BAMAKO-NIGER RIVER-DAILY LIFECome nelle città invisibili di Italo Calvino. Di notte tolgono la sabbia dalle strade secondo le zone asfaltate della città. Di mattino la sabbia torna allo stesso posto e con la stessa quantità di prima. Coi giubbotti color verde che si accendono ad intermittenza come le luci delle macchine quando funzionano. Spazzano con vecchie scope e pale consumate dal vento. Rischiano la vita ogni notte che la luna di Niamey migra altrove. Come i cantonieri di una volta puliscono le strade di Niamey a seconda dei giorni e delle tempeste di sabbia. Si tratta di un lavoro precario e permanente. Si viene dalla sabbia e poi si torna polvere. All’alba sono i semafori che cambiano i colori del giorno.

Sono nel quartiere Lacoroussou, ad un tiro di sasso dal centrale mercato di Katako a Niamey. Attendono i clienti allineate su sedie di plastica in fila indiana. Alcune più mature e con forme più conformi ai gusti tradizionali dei maschi. Le altre più giovani e attraenti seguono i canoni veicolati dai media. Più snelle e con vestiti attilati adagiati agli anni della migrazione. Molte si pagano il biglietto per continuare il viaggio verso il Nord del mondo. Nigeriane le ragazze più numerose. Seguono le camerunesi e altre nazionalità secondo i controlli e le visite mediche. Sono le undici della notte e le due strade del quartiere echeggiano di inviti e seducenti promesse.

Di giorno tutto sparisce, sedie comprese, e la vita è quella di sempre. Dormono di giorno, nascoste in appartamenti affittati e condivisi da altre ragazze. I loro uomini stanno nell’ombra e si avvalgono della loro collaborazione per viaggiare. Le proteggono e le sfruttano come mercanzia vivente al mercato del piacere. Per certo andrà meglio alla fine del Ramadan quando la vita riprenderà il solito corso. Adesso con la nuova legge fare i trafficanti di migranti e la tratta di persone è un reato perseguibile. Le ragazze tornano alla normalità. Le stesse dei vicoli nel Centro Storico di Genova. Con la croce al collo invece che sulle spalle per mancanza di un cireneo qualsiasi.

Si parte di giorno e si viaggia di notte. Anche la vita si consuma in fretta di notte. Nei ghetti di Agadez o di Arlit ai confini del deserto. Le frontiere sono notti tradite dal giorno per essere violentate dalla polvere. Spesso nascono i figli del viaggio e allora è più facile contare gli anni dalla partenza all’arrivo, caso mai venisse chiesto. Proprio come a Genova, si saluta in inglese per sentirsi rispondere con cortesia. Il Vico del Santo Sepolcro e soprattutto la Maddalena dove quando ci si conosce è l’ora di partire. Così è la vita, lo sanno bene e per questo non fanno amicizie con nessuno. Si apparentano troppo alla fedeltà nel tempo e nello spazio. Dicono solo mon cheri a chi passa.

Tornano al paese se gli affari non vanno bene. Dipende dalla stagione e dalla politica dei controlli. Benjamin le conosce bene, lui che da vent’anni si trova a Niamey. Un presidente dell’Associazione dei Nigeriani come lui deve stare al tanto della mobilità delle donne di Benin City. Anche qui sono le più numerose ad essere rappresentate malgrado il numero crescente di ragazze del Camerun. La migrazione è per tanti una compravendita. Hanno imparato bene la lezione dai Paesi che su di essa speculano da anni. Si fanno contratti con le agenzie che gestiscono i controlli dei migranti. Si armano i droni e apparecchi sofisticati riconoscono il respiro dei migranti nascosti nei camion.

E’ la luna piena del Ramadan che lascia indovinare i corpi delle donne di Niamey. La riproduzione del piacere clandestino si delocalizza anche in altri quartieri della città. Poi ci sono le partenze notturne verso il mare lontano.Quello di sabbia e quello salato dalle speranze naufragate. Il quartiere Lacouroussou si trova tra il boulevard Libertà e quello chiamato Indipendenza. Per questo a Niamey le notti sono graziose.