Seni e glutei prosperosi ma pieni di droga. Le cronache dalle dogane degli aeroporti centro/sudamericani e spagnoli registrano oramai una tendenza consolidata: i cosiddetti “muli umani” del traffico di stupefacenti – oltre il 90% sono donne – non ingeriscono più bustine di coca nello stomaco, ma impiantano vere e proprie protesi gommose di coca liquida nei seni, o persino nei glutei. Il fenomeno è inarrestabile. L’ultimo in ordine di tempo è quello della 22enne honduregna Deyanira Sabillon. La ragazza è stata arrestata all’aeroporto El Dorado di Bogotà, in Colombia, perché trasportava un chilo e mezzo di cocaina nelle protesi dei seni. La Sabillon stava cercando di recarsi a Barcellona con una quantità di cocaina liquida, pari a oltre 75mila sterline, nascosta nelle protesi mammarie dopo un affrettato intervento chirurgico. L’arresto della donna è stato immortalato in un video finito su YouTube.

Come già successo ad altri “muli umani” prima di lei, l’asportazione è stata ancor più dannosa dell’innesto facendo finire la donna all’ospedale della capitale colombiana in codice rosso. “La donna ha confessato di avere della droga nelle protesi mammarie e a Barcellona, dove sarebbe scesa, la stava aspettando un gruppo di persone tra cui un medico che l’avrebbe operata per rimuovere le protesi”, ha spiegato il capo della polizia di Bogotà. La giovane colombiana è solo l’ultima di un lungo elenco di casi accaduti all’aeroporto di El Dorado. Diversi siti web segnalano che in questo scalo dell’America Meridionale vengono pizzicati in media più di 250 corrieri della droga ogni anno. Dato arrotondato addirittura per difetto visto che dalla Colombia ogni anno vengono esportate circa 400.000 tonnellate di cocaina per un valore di oltre 1,2 miliardi di dollari. I trafficanti di droga la stipano dappertutto: sulle navi da carico, su aerei privati, persino su sottomarini, anche se il metodo più comune è quello dei “muli umani”. Alcune volte si tratta di persone che accettano volontariamente con la promessa di fare soldi in fretta nonostante il rischio mortale per la loro vita; molte altre volte, invece, si tratta di veri e propri episodi di violenza e minaccia soprattutto verso donne. Tanto che tra i metodi più usati negli ultimi anni vanno registrate le pance finte modello signora al nono mese di gravidanza, e i numerosi casi – anche in aeroporti italiani – di protesi artificiali e temporanee ai seni.

Uno dei casi più eclatanti del 2014 è avvenuto all’aeroporto di Madrid dove una passeggera scesa proprio da un aereo proveniente da Bogotà è stata arrestata dalla polizia spagnola. La donna, 43 anni, venezuelana, aveva appiccicato sotto i seni un chilo e settecento grammi di coca. Nel 2014, solo negli aeroporti di Madrid sono stati sequestrati 500 chili di cocaina e 6 di eroina, per un totale di 189 arresti. Il record nella quantità di stupefacenti trasportati ce l’ha però una modella spagnola arrestata a Fiumicino nel 2012 mentre tentava di portare in Italia 2,5 chili di cocaina purissima sia in protesi del seno che addirittura nei glutei. Negli aeroporti l’attenzione ai “muli umani” è altissima anche se l’unico body scanner per scoprire droga sottopelle è stato usato in via sperimentale per 12 mesi all’aeroporto di Melbourne in Australia. Il tema dei “muli umani” è diventato talmente conosciuto da essere diventato spunto narrativo per diversi film. Ne ricordiamo due: Maria full of Grace (2004), di Joshua Marston con protagonista Catalina Sandino Moreno nella parte di una ragazzina incinta, con una famiglia povera alle spalle, costretta ad ingurgitare palline di droga per poi portarle oltreconfine; e il recentissimo thriller adrenalinico di Luc Besson, Lucy, che ha nella bella Scarlett Johansson un mulo umano con un panetto di strane pasticche blu impiantate a forza nella pancia che però finiscono per disfarsi a trasformarla in una donna dai superpoteri che si vendicherà dei suoi aguzzini.