Non più il 7 luglio. La scadenza del 730 slitta al 23 luglio. Con un decreto ministeriale, il Consiglio dei ministri ha ufficializzato il rinvio della presentazione della dichiarazione dei redditi sia nella versione precompilata che in quella ordinaria. Gli italiani avranno, quindi, più tempo a disposizione per assolvere al proprio compito da diligenti contribuenti? Non proprio. La più grande rivoluzione fiscale italiana, pensata per far evolvere il pagamento delle tasse alla versione 2.0 (con circa 20 milioni di lavoratori dipendenti e pensionati che dovrebbero potersi compilare da soli la dichiarazione), ostacola così nuovamente i contribuenti, dal momento che i 20 giorni concessi in più riguardano solo Caf e professionisti che, entro la scadenza del 7 luglio, abbiano già presentato l’80% delle dichiarazioni. Entro la nuova scadenza, quindi, potranno elaborare il restante 20% dei 730.

Così, dopo aver amaramente scoperto che la dichiarazione non sarebbe mai arrivata nelle proprie case (essendo utilizzabile esclusivamente per via telematica con una procedura di registrazione tutt’altro che facile) e che il modello è due anni lontano dall’essere effettivamente precompilato (solo nel 2017 conterrà tutti i dati e tutte le spese che consentono di recuperare l’eventuale credito d’imposta), ai contribuenti temerari che hanno deciso di cimentarsi con le novità del fisco fai da te restano ancora poche ore a disposizione per accedere con il proprio pin sul sito dell’Agenzia delle Entrate e scaricare il 730, verificandone tuttavia la correttezza, visto che nella stragrande maggioranza dei casi si è costretti a a modificarlo e integrarlo.

Praticamente un lavoro da commercialisti e non certamente una procedura semplice, così come decantata per mesi dal governo. Con un ulteriore dettaglio: decidere di modificare il modello precompilato espone ai controlli dell’Agenzia delle Entrate ed è, quindi, altissimo il rischio di sanzioni salate.

Del resto, l’allungamento dei tempi è stato concesso solo per accontentare le esigenze dei Caf che da mesi, a gran voce, hanno lamentato enormi difficoltà a causa delle diverse falle riscontrate con la nuova dichiarazione precompilata e con un’importante novità che li riguarda: risponderanno in prima persona degli eventuali errori commessi.

Cosa accadrà ai contribuenti che, in barba alla rivoluzione fiscale, sborsando in media 50 euro per dormire sonni tranquilli, si ritroveranno in quel 20% di dichiarazioni rinviate al 23 luglio? Vedranno slittare tra agosto e settembre gli eventuali rimborsi che, normalmente, vengono accreditati nello stipendio o nel rateo della pensione di luglio. Un tesoretto che da decenni, e con la crisi a condizionare il bilancio familiare, gli italiani utilizzano per andare in vacanza o per pagare le rate insolute del finanziamento. La giungla di detrazioni (ad esempio le spese mediche, quelle per il recupero edilizio, per l’efficientamento energetico e gli interessi del mutuo) nel 2014, spiega il Mef, ha toccato quota 64,4 miliardi di euro.

La dichiarazione dei redditi precompilata è un progetto su cui l’Agenzia delle Entrate ha puntato molto sia in termini di qualità del servizio che in termini di immagine, con video tutorial su Youtube, finestre di dialogo su Twitter e un sito ad hoc. Ma l’innovazione, già alle prime battute, si è infranta contro la realtà di un Paese ancora poco tecnologico e con un’età anagrafica elevata che poco si orienta tra pin e codici tributo. Tanto che, dalle ultime rilevazioni delle Entrate, emerge chiaramente il poco appeal che ha il 730 precompilato sugli italiani: a metà giugno erano sono state scaricate 10 milioni di dichiarazioni (vale a dire la metà delle totali) di cui 8,6 milioni solo da parte dei Caf.

Lo slittamento, inoltre, è solo l’ultimo degli aggiustamenti arrivati in queste settimane per la sperimentazione del 730 precompilato. Nei giorni scorsi, infatti, l’Agenzia delle Entrate aveva già introdotto un’altra novità, dando la chance a chi si fosse accorto di aver trasmesso una dichiarazione con qualche errore, o con dati mancanti, di correggere direttamente sul portale dell’Agenzia il modello già inviato, una sola volta, ed entro lo scorso 29 giugno.

Per i contribuenti che non avessero perso la voglia di cimentarsi con il nuovo modello, meglio ricordare un paio di punti deboli del 730: le informazioni su case e terreni si sono rivelate in molti casi poco affidabili. Tra i quadri del modello precompilato a più alto rischio d’errore ci sono il quadro A (terreni) e il quadro B (fabbricati). Un’anomalia comune riguarda i dati relativi ai contratti di locazione: va verificato l’importo del canone e il corretto inserimento della cedolare secca nella colonna 9 dei righi da B1 a B8.