jihadista-italianaSperando che non costituisca apologia del terrorismo islamico, confesserò subito che a me Maria Giulia, detta Fatima, scappata in Siria nel 2014 per arruolarsi nell’Isis, starebbe persino simpatica. È carina: o almeno lo era, prima di adottare il nijab integrale. È vivace: a dir poco. Nel delirio del caldo di questi giorni, mi pare persino di ricordare una fidanzata così: ventenne, trozkista, e capacissima di trascinarti al disastro senza neppure pensarci. Quel che mi impedisce di difendere Fatima, però, non è neppure il suo palese fanatismo, ma le intercettazioni delle telefonate con i parenti: parenti tutti finiti in galera per colpa sua, fra l’altro, con imputazioni da ergastolo. Ora, anche dubitando che mamma Assunta, sessantenne di Torre del Greco, avrebbe mai potuto fare del male a qualcuno, se arruolata nell’Isis, basta ascoltare qualche passaggio di queste telefonate per farsi passare definitivamente quasiasi velleità di simpatizzare.

Dalle intercettazioni, infatti, è chiarissimo che i genitori sono più che perplessi dinanzi a questa figlia che vuole portarli in Siria a combattere per il Califfato. E il viaggio? «Comprate delle valigie, grandi, con le ruote», ha già deciso lei. «Ma vivremo con te?», le chiede la madre. «Nooo, io devo vivere con Said [Aldo, il marito albanese che si è fatto crescere una barba da improbabile terrorista] ma posso stare con voi tutte le volte che voglio». Per indorare la pillola a mamma Assunta, l’unica che sembra aver conservato un barlume di buon senso, Fatima le spiega che arrivati in Siria avranno una «casa con il giardino e l’orto», come in Italia, per concludere trionfalmente: «Potrete coltivare anche tutta la Siria, se vorrete». Come no, l’unico problema sarà schivare i missili terra-aria.

Ma ciò che rende davvero indifendibile la nostra Maria Giulia è l’atteggiamento nei confronti del gatto. In un soprassalto di buon senso, infatti, la madre Assunta le domanda: «Ma con Adriano [il micio di casa] come facciamo? Come lo portiamo? ». Anche qui, la foreign fighter ha la risposta pronta: «No mamma, non si può, il viaggio è troppo lungo, in aereo, in macchina…». «Hai ragione, risponde mammà, già quando l’abbiamo portato a Napoli miagolava sempre», figurarsi a Kobane. E qui Fatima, da ex cattolica, trova le parole giuste per consolare la madre afflitta «Anche questa è una prova grande cui ci sottoponiamo. Adriano starà bene, inshallah». Insomma: «futtetenne, buttalo da un cavalcavia».
A proposito, lo dico per i vicini: adesso che tutta la famiglia è in galera, tranne la figlia snaturata, chi ci pensa al gatto Adriano?