Il palazzo abusivo è a rischio demolizione? Nessun problema, gli alloggi continuano a essere messi in vendita lo stesso. Questa non è una storia di paesini sperduti o di periferie dimenticate. Ma una storia che accade in pieno centro a Milano, nella Milano dell’Expo. “Stupendo attico da 220 metri quadri, 185 metri quadri di terrazze, vista panoramica, capitolato extralusso”: sono alcune delle caratteristiche elencate nell’annuncio comparso a inizio giugno in un inserto del Corriere della Sera. Dietro la “nuova prestigiosa elegante costruzione” si nasconde però una grana, ma questo l’annuncio non lo dice. Il permesso di costruire concesso nel 2010 dal comune è stato annullato dal Consiglio di Stato perché ottenuto sulla base di condoni concessi in modo illegittimo negli anni Novanta ai precedenti proprietari dell’area. E perché – scrivono i giudici – non sono state rispettate le distanza minime con due codomìni vicini. Ma a un anno dalla sentenza l’edificio di sette piani è ancora lì, tra corso Italia, via Burigozzo e via Borgazzi, ad appena un chilometro e mezzo dal Duomo. E anche il sito della Residenza degli orti, questo il nome del complesso, continua imperterrito a offrire gli appartamenti di lusso.

Gli affari, in realtà, non sembrano andare benissimo: gli alloggi in vendita sono ancora sei su 15, come tre mesi fa, quando ilfattoquotidiano.it si era occupato della vicenda. Nessun segnale di resa arriva però da Diana Bis, la società che ha costruito l’edificio, controllata al 100% da Compagnia Immobiliare Azionaria, una spa quotata in Borsa che nel cda ha nomi come Diego della Valle e tra gli azionisti Paolo Panerai, patron del gruppo Class Editori. Diana Bis ha infatti presentato al Consiglio di Stato un ricorso per la revocazione della sentenza. E parallelamente ha depositato in comune a Milano una memoria difensiva. Ma mentre sull’eventuale demolizione l’ufficio Interventi edilizi maggiori deve ancora esprimersi, un altro ufficio di Palazzo Marino, quello dedicato alle pratiche di condono, ha di recente bocciato un’istanza di Diana Bis, imponendo l’abbattimento delle opere condonate negli anni Novanta, opere che del resto sono già state demolite per consentire la costruzione del nuovo edificio. Una bocciatura che è un provvedimento a due facce, sostengono Camilla Cepelli e Paola Zanotti, gli avvocati dei due condomìni che chiedono la demolizione del palazzo: “Da un lato non fa altro che confermare quanto già stabilito dal consiglio di Stato sull’illegittimità dei condoni. Dall’altro ha dato a Diana Bis la possibilità di rivolgersi al Tar con un nuovo ricorso, cosa che rischia di fare apparire la vicenda più intricata”. Con il Comune stretto tra l’esigenza di fare rispettare la sentenza del Consiglio di Stato e il rischio di doversi difendere un domani da Diana Bis, che in epoca Moratti aveva ottenuto il permesso di costruire proprio dagli uffici dell’assessorato all’Urbanistica.

Intanto Diana Bis va avanti nel tentativo di attirare potenziali acquirenti. Mentre le comunicazioni agli azionisti di Compagnia Immobiliare Azionaria, nella relazione di bilancio del 2014, liquidano la questione con poche parole: nessun dettaglio viene dato su che cosa la sentenza abbia stabilito e gli investitori sono avvisati solo del fatto che “in opposizione, in data 13.01.2015, Diana Bis ha depositato l’istanza di revocazione della sentenza del Consiglio di Stato presso le sedi competenti”. Eppure i conti di Compagnia Immobiliare Azionaria sono legati a doppio filo al destino dell’immobile e di Diana Bis, verso cui la società quotata vantava a fine 2014 più di 10 milioni di crediti. Oltre a 30 milioni messe sui finanziamenti ottenuti dalla controllata.

@gigi_gno – luigi.franco.lf@gmail.com