Al di là dei luoghi comuni e delle frasi fatte sull’importanza di dare al popolo la possibilità di esprimersi democraticamente, ecco due ragioni per le quali il referendum di domenica in Grecia lascia piuttosto perplessi.

Il punto di partenza è che un “referendum” di per sé è un atto di democrazia eccezionale e che ogni popolo ha il diritto di esprimersi liberamente in democrazia. Tutto bellissimo. Ma scendiamo un attimo nella concreta realtà di questa situazione particolare lasciando le ideologie e i massimi sistemi da parte.

Punto primo: un eventuale No al referendum greco – e quindi l’uscita dall’euro da parte di Atene – non avrebbe delle conseguenze solo sul popolo greco. L’interdipendenza all’interno della zona euro fa sì che tutti i 19 Paesi che ne fanno parte, e quindi i rispettivi cittadini, verrebbero direttamente toccati da un’eventuale Grexit. Questo non solo in termine di esposizione nazionale al debito greco – per l’Italia varie decine di miliardi di euro – ma per le ripercussioni che questa uscita avrebbe in termini di mercati, spread e, quindi, nella vita di tutti i cittadini dell’Eurozona.

Punto secondo: un simile referendum non può essere fatto di fretta. In Europa abbiamo due esempi recenti di consultazione referendaria: la Scozia e la Crimea. Nel primo il referendum è stato annunciato circa due anni prima, ogni cittadino scozzese ha avuto il tempo di leggere, informarsi e ponderare la propria decisione con calma. Le due parti in causa hanno potuto fare campagna in modo democratico e far valere le proprie ragioni. Nel secondo caso i cittadini della Crimea sono stati chiamati alle urne in tutta fretta, mentre le bombe già esplodevano e i militari correvano coi fucili. Entrambi referendum, entrambi in teoria democratici, ma la differenza è evidente. Una settimana fa il popolo greco è stato chiamato alle urne in tutta fretta, neanche loro forse se lo aspettavano. Parliamo di milioni di cittadini stanchi e stremati da anni di crisi, sballottati da governi spesso inetti e corrotti, trattati ingiustamente da mezza Europa. Pochi giorni per poter dire sì o no a una domanda di capitale importanza dalla quale dipenderà la vita loro e dei loro figli.

Insomma, al di là delle frasi fatte sulla bellezza democratica del referendum in sé, un governo democraticamente eletto dovrebbe essere in grado di prendersi la responsabilità di determinate scelte, soprattutto quando il “gioco si fa duro”. A meno che non si voglia la democrazia diretta sempre e comunque, ma questa è un’altra storia.

@AlessioPisano
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