C’è una cartina geografica che facilmente si può trovare sul sito Internet del ministero dello Sviluppo economico. È una cartina dell’alto Adriatico. Su quella mappa, se si guarda il lato italiano e non quello croato, il blu del mare quasi non si riconosce. Ha piuttosto le sembianze di un fiumiciattolo, al massimo un laghetto. A ricoprire in gran parte il colore blu ci sono infatti il giallo, il rosso e il verde delle aree di estrazione e di ricerca di petrolio e gas. Per evitare che il blu sparisca del tutto dalla mappa Goletta verde di Legambiente da alcuni giorni ha lanciato una petizione, che ha già raggiunto quasi 4mila firme, e una campagna per chiedere uno stop ai permessi di trivellazione.

Tra le aree marine più a rischio ci sarebbero proprio quelle dell’Emilia Romagna: “La Regione prenda subito una posizione netta contro il rischio di nuove trivellazioni” spiega Lorenzo Frattini, presidente regionale di Legambiente. Nei giorni scorsi il governatore della Regione Puglia Michele Emiliano (Pd), si era detto pronto a ricorrere contro il decreto Sblocca Italia voluto a ottobre 2014 dal governo Renzi, che renderebbe le trivellazioni più facili. In Emilia Romagna invece l’amministrazione regionale guidata da Stefano Bonaccini (anche lui Pd e braccio destro di Renzi fino alla sua elezione a governatore nel novembre 2014) ancora non ha fatto alcun tipo di opposizione, né si ricorda alcuna presa di posizione. Da qui l’appello di Legambiente.

È da molti mesi del resto che le trivellazioni nelle acque della Riviera, dove pesca e turismo sono colonne portanti dell’economia, fanno discutere. Una decisione presa da poco a Roma ha messo in allarme gli ambientalisti: “A preoccupare – dice Frattini – è anche la recentissima scelta del ministero dello Sviluppo Economico che ha autorizzato la società petrolifera Po Valley Operations ad ampliare un titolo già esistente al largo del Delta del Po, nel Rnotrivelle2avennate. La riperimetrazione della superficie precedentemente concessa ha portato ad una estensione dell’area di ricerca di gas e petrolio in mare da 197 chilometri quadrati a 526 chilometri quadrati e per di più entro le 12 miglia dalla costa, area vincolata e vietata per legge. Se l’ampliamento andasse in porto, a nostro avviso, si avrebbe un via libera per poter trivellare i nostri mari ovunque”.

Tra i fenomeni che più preoccupano da queste parti c’è quello della subsidenza: un vero e proprio abbassamento del terreno nell’ordine di diversi millimetri l’anno. Movimenti che secondo Legambiente, deriverebbero in parte anche da quelle estrazioni: “Se il litorale ravennate presenta abbassamenti generalmente fino a circa 5 millimetri all’anno – si legge in un comunicato di Legambiente – l’area costiera compresa tra il Lido Adriano e la foce del Bevano presenta una depressione più importante, facendo registrare un abbassamento pari a 20 millimetri all’anno proprio in corrispondenza della foce dei Fiumi Uniti. È ormai certo che l’estrazione di fluidi dal sottosuolo, e quindi anche di idrocarburi, sia una delle cause antropiche dell’aumento della subsidenza”.