Una gestione “suicida per l’Occidente”. Così Giulio Sapelli, docente di Storia economica all’università Statale di Milano, definisce quello che stanno facendo la cancelliera tedesca Angela Merkel e “i suoi vassalli” in relazione alla Grecia. Al contrario, per Sapelli servirebbe “una conferenza internazionale con Cina e Russia per risolvere la questione greca, che è una questione geostrategica“. “In altri tempi”, continua il professore parlando con l’Adnkronos, “come quando nel 1932 la Grecia fece default, si tenevano delle Conferenze internazionali, dove tutte le potenze si riunivano e tentavano di risolvere i problemi”. E i debiti venivano riscadenzati e dilazionati.

La Grecia ha una lunga storia di crisi finanziarie, ricorda Sapelli. “Non appena il Paese conquistò l’indipendenza dall’Impero Ottomano, i default si susseguirono e si arrivò al punto di affidare il sistema bancario greco alle banche inglesi, ma erano soluzioni frutto di conferenze internazionali”. Questo per un motivo semplice: “La Grecia è lì, sullo Stretto dei Dardanelli, davanti alla Turchia”, ricorda. Insomma, secondo lo storico “in altri tempi la questione sarebbe stata affrontata con un approccio geopolitico, non dal punto di vista dei conti della serva“. Come invece si sta facendo oggi, è il sottinteso.

Gli Usa, dal canto loro, “stanno lavorando ma hanno una contraddizione: serve un accordo con i russi. Premono sulla Merkel, sui baltici e sui polacchi perché siano più morbidi, ma hanno in corso una guerra fredda con Vladimir Putin, per la quale il leader russo dà loro tutti i motivi del mondo, intendiamoci”. In Medio Oriente “combattono l’Isis, ma poi cercano l’accordo con l’Iran, con il risultato che i sauditi appoggiano l’Isis ancora di più”. Insomma, la crisi greca, per Sapelli, “è una prova del grande disordine internazionale ed europeo. Io la vedo molto male”.

Anche perché se Atene “facesse veramente default, non è vero che non succederebbe niente. Dimenticano tutti che i debiti oggi sono tutti collateralizzati: si appoggiano sui derivati. E quando ero presidente dei comitati audit cercavo di impedire queste nefandezze”. Pertanto “l’onda d’urto sarebbe immensa, arriverebbe fino in Cina. Non è il Pil che conta, ma la collateralizzazione del debito e il debito greco è molto collateralizzato. Far fare default alla Grecia è pericolosissimo“.

In ogni caso anche il premier greco Alexis Tsipras ha fatto “un errore tattico” a indire un referendum, continua lo storico, perché se vince il ‘no’ “passa per un messaggio anti euro e le Borse si innervosiscono”. Se invece vince il sì, “i tedeschi lo costringerebbero a dimettersi e metterebbero un loro fantoccio come Antonis Samaras. Va ricordato che costrinsero Georgios Papandreou alle dimissioni: fanno fare a Tsipras la fine che hanno fatto fare a Silvio Berlusconi, parliamoci chiaro”. Secondo lo storico dell’Economia “siamo di fronte a persone senza idee, ma purtroppo senza scrupoli“. E in Europa si assiste a “un crollo terribile della leadership. Quindi, purtroppo vedo nero”.