Le cose in questi mesi, fra la Grecia e i creditori, sono andate esattamente come previsto. Ed ora assistiamo a un’esplosione unanime, sui giornali italiani, di insinuazioni e accuse, talvolta ridicole, contro la Grecia e i suoi governanti. Anche i più prudenti si uniscono al coro, senza timore di incontrare opposizione: “Non è l’Europa che sta lasciando fallire la Grecia, ma casomai sono le scelte del governo greco che, a mio avviso, non sono adeguate alla necessità del Paese“. Ed è chiaro: deve essere colpa dei greci! Non può essere colpa delle politiche depressive dell’Eurozona. Altrimenti bisognerebbe smontare l’Euro; e convenire con G. Stiglitz: “I leader europei sono, in un certo senso, criminali”.

Un bell’esempio della manipolazione orwelliana in corso è apparso ieri su un grande quotidiano economico nazionale: “Chi ha vissuto dall’interno le trattative di sabato scorso [perché, l’articolista le ha vissute dall’interno?] non ha più riserve nel descrivere come spregiudicata o avventuristica la condotta del governo greco [ah sì? E perché? “Calunniate senza argomentare: alla fine qualcosa resterà…”]. Eppure dopo quattro mesi di trattative inconcludenti, Tsipras e Varoufakis avevano accettato gli obiettivi di bilancio [Bene: tutto risolto?] che la Commissione aveva significativamente allentato [Questo no! L’Europa non ha mai smesso in questi mesi di chiedere una correzione al bilancio pubblico del 2,5% del Pil.]. Ma le proposte di Atene per raggiungere i saldi di bilancio erano così recessive e così poco eque che nessun negoziatore le ha considerate credibili né in grado di risollevare il Paese”.

Cioè:

  1. L’Europa ha riproposto per la 5° volta in 5 anni le stesse politiche sempre fallite.
  2. I greci alla fine si sono arresi: hanno accettato questa follia.
  3. Ma a quel punto l’Europa ha detto: “Eh no, non basta!”. E ha aggiunto altre condizioni. Cosa non andava? La distribuzione dei sacrifici immaginata da Tsipras: troppo di sinistra!
  4. I creditori non hanno titolo per discutere la ripartizione dei sacrifici decisa da un Parlamento. Ai nostri commentatori di regime serve dunque un pretesto qualunque: “Erano proposte così recessive e così poco eque…!” Bingo!
  5. Recessive? A che titolo si ergono a maestri di crescita i leader del continente più depresso al mondo? Dov’è l’analisi economica a supporto? L’analisi economica dimostra semmai l’esatto contrario.
  6. Poco eque? Chi lo decide, i burocrati europei? O vogliono mettere Syriza contro la sua base elettorale per farla cadere?

Gran finale retorico: “Bruxelles si è sforzata di dare razionalità al piano di riforme greco… [che bravi]. Ma il clima [il clima?] creato da Varoufakis e … Alexis Tsipras ha deragliato ogni tentativo… Tsipras è ormai considerato inaffidabile e ostile … Il referendum convocato a sorpresa da Tsipras chiederà ai greci di aderire o bocciare una proposta che non esiste più perché l’eurogruppo l’ha ritirata tre giorni fa [cioè? Cambiano idea spesso?].”

[Applausi]

§ § §

La proposta dell’Europa alla Grecia è sempre la stessa dal 2010. Non fate default sul debito pubblico: onorate le scadenze, utilizzando i nuovi finanziamenti che noi “generosamente” (Merkel) vi offriamo. In tal modo le nostre banche e noi governi europei non subiremo perdite. È vero, il vs debito aumenterà ancora (a causa degli interessi). È insostenibile? Lo disse il Fmi già nel 2010? Lo hanno confermato i fatti? Pazienza: i nostri elettori esigono questa finzione. La nostra unica condizione è che facciate altra austerità, per pagare anche voi parte degli interessi.

Cosa succederebbe in un paese normale? Il governo greco direbbe ai creditori: il debito è troppo alto, è matematicamente insostenibile, facciamo default, se volete ci mettiamo d’accordo per pagarne il 30% o il 50% o il 60%, altrimenti arrangiatevi! Perché la Grecia non lo può fare? Perché interviene la Bce e dice: se non paghi la rata di fine Giugno al Fmi, io tolgo la liquidità alle tue banche. Cioè: la Bce crea un collegamento improprio fra i rapporti finanziari fra Fmi (o altri) e Stato greco da un lato, e la stabilità delle banche greche dall’altro. Un ricatto? Sì, e pesantissimo.

Tutte le banche del mondo, anche le più sane, non detengono mai tutti i soldi depositati presso di esse: li impiegano in vari modi, perciò non sono liquide. Se dunque tanti depositanti lo stesso giorno (mese) prelevano, la banca resterà solvibile solo grazie ai fondi prestati dalla banca centrale (anche indirettamente tramite altre banche commerciali). Perciò i depositanti sono tranquilli. Ma cosa faranno i depositanti se la banca centrale fa trapelare: “Forse smetto di fornire liquidità alle vostre banche”? Non vorranno rischiare di restare con il cerino in mano: andranno a prelevare. E più saranno e più il panico aumenterà. È quello che è successo: finché – quando Tsipras ha rotto la trattativa con i creditori – la Bce ha davvero fermato, completamente, l’afflusso di liquidità verso le banche greche. Scatenando il panico.

Chiudere le banche per una settimana non salverà la Grecia. È come se la Bce avesse tirato una bomba atomica sull’economia del paese. Lo stesso meccanismo degli spread italiani nel 2011, che servì a imporre Monti, e che sfuggì di mano, fino al famoso ‘whatever it takes’ di Draghi.

La Bce poteva comportarsi così con le banche greche? Gli avvocati di Draghi troveranno di certo qualche appiglio giuridico: ma saranno comunque pretesti. Perché è il dovere fondamentale delle banche centrali di garantire la liquidità delle banche (economicamente) solvibili. E non mi si dica che le banche greche sono solvibili fino al giorno in cui lo Stato greco paga la rata al Fmi, e poi non più! La Bce non si è comportata come la Banca centrale dei greci, ma come una banca centrale straniera ed ostile. Si è seduta al tavolo delle trattative dal lato dei creditori, è intervenuta politicamente a sostegno delle posizioni dei creditori ufficiali – posizioni illegittime (la distribuzione dei sacrifici si decide in Parlamento) e inefficaci (l’austerità non rilancia l’economia e non riduce i debiti) – e infine ha usato il suo immane potere per destabilizzare la Grecia.

La Bce è dunque politicizzata fino all’inverosimile, e ricatta chi non sta in riga. La lezione spero l’abbiano capita tutti: Podemos, M5S, ecc. e relativi elettori (attuali e potenziali): non azzardatevi a sfidare l’ortodossia ordoliberale (anzi chiudete pure i Parlamenti, perché le vostre politiche economiche e sociali le decidiamo noi, burocrati europei). Un nemico esterno lo si può combattere. Ma un nemico in casa, no.