Alla fine a vincere il titolo di ottantunesimo Magnifico rettore dell’Università di Bologna è stato l’outsider. Sarà Francesco Ubertini, l’ingegnere di 45 anni ex direttore del Dicam, il Dipartimento di ingegneria civile, chimica, ambientale e dei materiali, a sostituire Ivano Dionigi alla guida dell’ateneo più antico del mondo. Con 1420,58 voti voti contro 1.347,36, infatti, il più giovane sfidante nella storia delle competizioni elettorali dell’Università di Bologna ha sconfitto al ballottaggio il favorito della corsa elettorale, Gianluca Fiorentini, considerato nome di continuità con il precedente governo accademico, nonché delfino dello stesso Dionigi. Sceso in campo con l’obiettivo di “voltare pagina” e introdurre nell’ateneo “un cambio di passo”, Ubertini subentrerà quindi al suo predecessore a partire dal primo novembre di quest’anno, e fino al 2021, assumendo il timone di una struttura da 84.000 studenti e oltre 6.000 dipendenti.

“In un certo senso questo è un voto di rottura”, commenta a caldo il rettore Ubertini, classe 1970, nato a Perugia ma laureato con lode in Ingegneria civile all’Università di Bologna nel 1994, dove ha conseguito anche il dottorato in Meccanica delle strutture, per poi diventare professore ordinario di Scienza delle Costruzioni, direttore del Dicam e membro del Senato accademico, da cui si è dimesso “per senso di responsabilità” annunciata la propria candidatura. “Io ho portato avanti in campagna elettorale la necessità, per l’ateneo, di cambiare passo, migliorarsi, e in questo senso la mia è stata una vittoria di discontinuità. Questa università, del resto, ha enormi possibilità, ma stiamo camminando e c’è bisogno di iniziare a correre. Ecco, più che discontinuità c’è bisogno di rinnovamento, ed è ciò su cui inizierò subito a lavorare”.

Un risultato elettorale che ora potrebbe avere un peso politico non solo all’interno dell’Università, ma anche in Comune a Bologna. Dionigi, del resto, tra le fila del Pd era considerato uno dei nomi papabili alla carica di sindaco per il dopo Virginio Merola, e se già il ballottaggio del favorito Fiorentini era stato giudicato un elemento di debolezza da una parte dei democratici emiliano romagnoli, capofila il presidente della direzione provinciale Pd, Piergiorgio Licciardello, la sconfitta del delfino di Dionigi in favore di Ubertini, considerato il rottamatore della vecchia accademia, nonché voto di dissenso rispetto al suo predecessore, potrebbe contribuire a cancellare il nome dell’ormai ex rettore dalla lista dei possibili candidati a primo cittadino per il 2016.

Fiorentini, infatti, era considerato il volto forte dell’Università di Bologna, almeno nell’era Dionigi. Economista e prorettore alla didattica, che al primo turno aveva conquistato 1.161,68 preferenze, per anni ha lavorato come rettore ombra conquistando la vittoria in una serie di battaglie, tra cui il salvataggio di alcuni corsi di laurea, riconosciute a livello accademico. Tanto che a inizio corsa poteva vantare sull’appoggio di diversi direttori di dipartimento, oltre che di facoltà Medicina, Agraria Economia, Scienze dell’Educazione, Lettere, Lingue, Veterinaria, e parte di Giurisprudenza. E tuttavia, per i suoi detrattori, in prima fila Ubertini, rappresentava “la burocrazia e i regolamenti che appesantiscono l’università”.

Un’etichetta che alle urne ha avuto un peso significativo. A sorpresa, infatti, nonostante partisse da sfavorito, appoggiato dai giovani docenti, studenti e ricercatori, ma pressoché sconosciuto all’apparato universitario, Ubertini al primo turno si è classificato secondo con 843,08 voti, conquistando l’endorsement degli sfidanti Dario Braga e Maurizio Sobrero.

“Una scelta – era stato il commento di Braga e Sobrero – legata alla necessità di portare, all’interno dell’Università, un vero rinnovamento”. E che ha portato in dote a Ubertini, voce critica nei confronti del governo Dionigi, “fortemente centralista e troppo verticistica”, un pacchetto da 778 consensi. “Sarò il rettore di tutti”, sottolinea il nuovo Magnifico, che ora dovrà comporre la sua squadra di governo. “E’ stata una bella gara, con un’alta partecipazione, oltre l‘80 per cento, ma la competizione è finita e bisogna alle questioni urgenti da affrontare, a partire dalla necessità di rilanciare la ricerca e di investire per riportare al centro i nostri studenti. In questo momento, quindi, dobbiamo tornare tutti un’unica comunità e lavorare insieme per l’ateneo”.