Pericolo scampato. La giunta Doria supera indenne le forche caudine della delibera sulle linee di indirizzo del personale delle società partecipate (Amt, Amiu, Aster Themys, Genova parcheggi e Job Center): 22 voti a favore, 13 contro e due astensioni, nello showdown che ha certificato la discreta salute della maggioranza di centrosinistra che regge il comune di Genova. Per portare a casa la contestata delibera il sindaco ha “accettato” i voti dei due consiglieri dell’Udc, Gioia e Repetti, dell’ex Idv Anzalone, del consigliere Malatesta (Rete a Sinistra), che si sono aggiunti a quelli del Pd, della Lista Doria e Sel (Leonardo Chessa). Contrari Forza Italia, Ncd, M5S, Fds (Antonio Bruno), i consiglieri Paolo Gozzi (Pd), Gianpiero Pastorino (Sel) e Mario Baroni (Gruppo Misto). Astenuta la Lista Musso. Assente la Lega Nord. La neonata Alleanza Popolare si è spaccata. Gli ex Udc con Doria contro gli esponenti dell’Ncd, che peraltro in regione Liguria avevano appoggiato Toti e ora reclamano un assessorato.

Il documento approvato prevede, tra l’altro, la concessione di aumenti salariali nel prossimo biennio solo se i conti delle aziende partecipate lo consentiranno. I sindacati criticano quello che definiscono ”un blocco dei salari dopo anni di contratti bloccati a livello nazionale”. La seduta si è svolta a porte chiuse, nella sala consiliare di palazzo Tursi, sede del Municipio. La decisione di escludere il pubblico era stata presa dal presidente del consiglio comunale, Giorgio Guerello, nel timore si ripetessero gli incidenti registrati fra il pubblico durante la seduta di martedì scorso, interrotta per mancanza del numero legale in aula ma sostanzialmente a causa dei tafferugli scoppiati fra i lavoratori delle partecipate e i vigili urbani. I consiglieri del Movimento 5 Stella hanno esposto uno striscione di carta con la scritta: “Sindaco Doria: da Don Gallo a Marcinkus come si cambia per non morire (politicamente)” e una sagoma di cartone con scritto “AAA offresi consigliere di scorta per avere il numero legale, saldi, occasione”. I grillini hanno innalzato anche un cartello: “Porte chiuse? Finestre aperte! Trasmettiamo l’audio del consiglio comunale in via Garibaldi!”, ironizzando sulla tenuta della giunta Doria dopo le due sedute dell’assemblea saltata per mancanza del numero legale. Il consigliere Chessa ha provveduto a strappare lo striscione di carta, la sagoma è stata rimossa dagli uscieri presenti in aula. Con un presidio di fronte alla prefettura e poi in corteo sono sfilati i dipendenti delle partecipate, bloccando il traffico nel centro cittadino per parte del pomeriggio. Il nutritissimo servizio d’ordine della questura di Genova ha vigilato sulla manifestazione. Non si sono registrati incidenti. 

“Si è parlato in modo indegno di fascismo, di mancanza di democrazia. Sento un rammarico profondo vedendo le tribune vuote, ma sono convinto che per come erano andate le cose, non sarebbe stato possibile garantire il diritto dei consiglieri comunali di parlare e ascoltare”, aveva commentato Marco Doria prendendo la parola per la prima volta dall’insediamento in qualità di semplice consigliere comunale. “La possibilità di parlare in consiglio senza essere interrotti, potendo articolare il proprio discorso e ascoltare, è un diritto di tutti i consiglieri comunali”.