Arriva l’estate, e con l’estate i concerti negli stadi. Vasco Rossi, Jovanotti, Tiziano Ferro, tanto per fare i nomi dei tre artisti che stanno movimentando questi ultimi giorni di giugno con veri e propri bagni di folla (in alcuni casi con numeri ritoccati con gli effetti speciali, è vero, ma pur sempre di folle si tratta). Ormai è una consuetudine, come i gusti improbabili dei gelati e l’invasione delle zanzare tigre impermeabili all’Autan. Arriva l’estate, con l’estate i concerti negli stadi e le polemiche tra gli gli organizzatori e il mondo. Che si tratti dei comitati di quartiere che protestano per l’eccessivo volume degli impianti dei concerti (mitici coloro che protestavano per lo stress dei cavalli dell’Ippodromo di San Siro, disturbati dai decibel), o delle società di calcio che negli stadi fanno giocare le partite, o addirittura dei sedicenti comitati moralizzatori contrari per x motivi alla presenza di un determinato artista, non è affatto raro che un qualsiasi concerto finisca nelle pagine dei quotidiani locali, con articoli su articoli ben prima della data fissata per l’esibizione. E spesso il clamore finisce per fare da cassa di risonanza per l’artista più che per chi gli è ostile.

Resta però il fatto che per fare un concerto in uno stadio servono incontrovertibilmente dei fattori: l’artista, il pubblico e lo stadio. Perché se le proteste si fanno troppo pressanti al punto da negare l’accesso alla struttura atta a ospitare l’evento, la polemica prende il sopravvento, con buona pace di chi vorrebbe gustarsi un concerto in santa pace. È quel che ha rischiato Vasco con lo stadio San Paolo di Napoli, per paura che struttura e pubblico devastassero il terreno di gioco. Ma è quel che è successo tante altre volte in passato, con date saltate all’ultimo, fatto che, a ben vedere ha anche causato introiti mancati in alcuni casi per svariate centinaia di migliaia di euro. Ricordiamo tutti, recentemente, il caso dello Stadio Del Conero negato l’anno scorso dall’Ancona 1905 a Ligabue, per problemi legati alla stagione calcistica e alla gestione del prato. Un fatto, quello, che a suo modo ha fatto scuola. Perché il mancato arrivo nel capoluogo dorico del pubblico, indicato in venticinquemila unità, non solo ha causato le mancate vendite dei biglietti, ma sono venute a mancare anche tutte le entrate che fanno da corollario a un qualsiasi evento del genere, dagli alberghi ai campeggi, passando per i ristoranti e i venditori di gadget. Situazioni analoghe in passato erano capitati a tanti altri, da Renato Zero all’Olimpico di Roma a Vasco Rossi a Torino, passando per Pino Daniele a Napoli e Sting a Catanzaro.

Il caso del processo al promoter Trotta, della Barley Arts, meglio noto come “il caso dei ventidue minuti”, è diventato a suo modo leggenda. Il reato che gli è stato contestato è lo sforamento di ventidue minuti da parte del boss Bruce Springsteen durante il suo concerto del 2008 a San Siro, fatto per cui un PM aveva richiesto trenta giorni di reclusione per il promoter. Nel processo Trotta è stato assolto, col plauso di tutti gli operatori del settore musicale.

Ora il comune di Milano è decisamente più incline a appoggiare megaeventi come i concerti allo stadio, come dimostra l’apertura della nuova linea metropolitana, la Lilla, fino a tarda notte in concomitanza con gli show dei nomi su citati. Anche al Sud la politica si è dimostrata attenta all’indotto di concerti che vedono coinvolti così tanti spettatori. Spettatori, nello specifico, pronti ad assistere a un evento che aveva per protagonisti veri e propri eroi locali. Questi i fatti. L’anno scorso i Negramaro decidono di chiudere il loro tour estivo nella propria terra, nello Stadio Via del Mare di Lecce. A questo punto scatta un braccio di ferro tra la locale società di calcio e la band salentina. Un braccio di ferro che ha rischiato di diventare un vero e proprio caso diplomatico, con il sindaco di Lecce costretto a mediare per evitare il fattaccio. Il concerto, in quel caso, si è tenuto, con buona pace dei detrattori. Buona musica, tarallucci e vino, Negroamaro.