Dopo la sbornia mediatica degli scorsi giorni a seguito del lancio della nuova Alfa Romeo Giulia, è il momento delle riflessioni e dell’analisi lucida passata l’onda delle emozioni.

Non è mia intenzione commentare l’auto in sé. Tanto si è scritto, anche qui sul Fatto Quotidiano e molto dovrà ancora dirsi di questo nuovo modello, ma vorrei tornare su una serie di elementi caratterizzanti questa presentazione fondamentale che mi hanno riportato alla mente il lancio, altrettanto fondamentale e strategico, della nuova 500 nel 2007.

Oggi come allora c’è Sergio Marchionne a muovere i fili del gruppo. Un Marchionne che affermava: “la 500 non sarà soltanto un’auto, sarà un punto di riferimento da cui partire per costruire la Fiat del futuro”, se sostituissimo a 500 il nome Giulia, e Alfa Romeo a Fiat, la frase sarebbe di stretta attualità. Marchionne però non è lo stesso di otto anni fa; questa volta ad Arese ha parlato di emozioni: “Alfa Romeo è uno dei progetti in cui sono coinvolto anche emotivamente”. Raro sentir parlare di sentimenti l’Uomo con il Maglione, ma è successo. Un Marchionne che al tempo inscenò un botta e risposta con tre bambini per “guardare il futuro con occhi diversi”, mentre oggi si circonda ed elogia i cosiddetti “skunk workers” – i tecnici che hanno lavorato in segreto e con dedizione al progetto – riportando il lavoro dell’uomo al centro dopo anni di frizioni con il mondo operaio per le note vicende.

L’Alfa Romeo con la Giulia cambia e rinnova il logo, un segno forte per comunicare che “Alfa Romeo è tornata”, ma a ben pensarci non è una mossa nuova sotto la gestione Marchionne. Nel 2007 infatti la nuova 500 divenne il simbolo del rilancio Fiat con il nuovo logo – quello su sfondo rosso – introdotto pochi mesi prima sulla Bravo.

Oggi come allora un presidente di centro-sinistra, Prodi commentava che la 500 “è una rinascita italiana”, Renzi invece non commenta ma Twitta #orgoglio e #Italiariparte. Gli anni passano, ma le frasi restano quelle in politica.

Le differenze però ci sono. Infatti chi il 4 luglio del 2007 commentava tronfio: “è una giornata importante, ed è soprattutto il giorno di chi lavora” oggi tace perché fuori dai giochi. Ad esprimersi così Luca Cordero di Montezemolo, che otto anni fa era parte integrante del progetto di rilancio del gruppo, mentre oggi si limita ad osservare dall’esterno le mosse.

Differente fu anche l’approccio mediatico ai due eventi. Pensate che l’allora Brand manager Fiat, Luca De Meo, durante la sua presentazione stampa parlò più volte di sms. Già, oggi sarebbe abbastanza vecchio come approccio, ma nel 2007 Facebook in Italia era quasi sconosciuto e Twitter non esisteva nemmeno. Il lancio della 500 fu accompagnato da una grande festa a Torino, uno spettacolo che ancora oggi in molti ricordano nel capoluogo piemontese trasmesso in diretta TV da Canale 5. Per la Giulia la strategia scelta è stata totalmente differente: presentazione quasi privata per pochi addetti ai lavori, contro i circa 7 mila inviati per presentare la nuova 500 a Torino e diretta streaming del lancio stampa. Ma se il 4 luglio in piazza andarono oltre 100 mila persone, per la Giulia il tam-tam scatenatosi su Twitter e i vari forum on-line è paragonabile se non superiore, nonostante l’assenza di dirette ufficiali.

Nel 2007 chi scrive era un maturando del liceo scientifico che seguì il lancio con l’ansia di chi doveva sostenere da lì a poche ore uno degli esami della vita che è impossibile dimenticare. La crisi non c’era, la nuova 500 sembrava essere l’auto cool figlia del benessere che tanto lontana appariva nella filosofia da quella del 1957 e che faceva storcere a qualcuno il naso perché “non italiana” essendo prodotta in Polonia.

Oggi il lancio dell’Alfa Romeo Giulia l’ho vissuto da addetto ai lavori, la Grecia è al collasso e la situazione economica generale funestata su più fronti, ma Fca è – a differenza del 2007 – una multinazionale dell’auto fatta e finita con prospettive di crescita, ma che torna a produrre in Italia anche modelli non italiani come quelli Jeep. Che sia nuovamente di moda il detto “Quel che fa bene alla Fiat fa bene all’Italia”?