Il cambiamento climatico «è una grave minaccia per la sicurezza globale, un rischio immediato per la nostra sicurezza nazionale. Ogni errore, avrà un impatto sulla capacità del nostro esercito di difendere il paese. Perciò bisogna agire, e bisogna agire adesso». Con queste parole il presidente Obama ha salutato a fine maggio 2015 i cadetti della Guardia Costiera. Nello stesso giorno la Casa Bianca pubblicava un rapporto sul legame tra cambiamento climatico e sicurezza nazionale.

Il rapporto, che si basa su vari documenti governativi, compresi quelli del Ministero della Difesa, afferma che le implicazioni di sicurezza nazionale degli impatti dei cambiamenti climatici sono di vasta portata sia negli Stati Uniti, sia all’estero. Dichiara anche che questi effetti possono aggravare situazioni di stress politico-militare già in atto. Afferma poi che può contribuire alla povertà, al degrado ambientale e all’instabilità politica. E fornire ‘condizioni favorevoli’ per le attività terroristiche all’estero.

Nel suo discorso ai cadetti, Obama ha aggiunto: «Se scorgi le nubi della tempesta in arrivo, o hai di fronte una secca pericolosa, non poltrisci sul ponte senza far nulla. Ti sbatti subito per proteggere la tua nave, per mettere l’equipaggio al sicuro. Se non lo fai, manchi al tuo dovere. Ciò vale anche per il cambiamento climatico. Negandolo o rifiutando il confronto metteresti in pericolo la nostra sicurezza nazionale». Si è rivolto a loro così perché è proprio la loro generazione che dovrà dare l’esempio nel prepararsi al cambiamento climatico, aggiungendo che il fenomeno aumenta il rischio d’instabilità politica, favorendo ovunque i conflitti, e potrebbe portare a una forte crescita dei ‘rifugiati dal cambiamento climatico’.

Secondo l’amministrazione Obama gli effetti del cambiamento climatico, e specialmente la risalita del livello marino, minacciano la salute e aumentano i rischi legati ai fenomeni meteo estremi, minano le infrastrutture economiche e la sicurezza interna. Molte installazioni militari sono sulla costa, altre sono poste a rischio di potenziale scongelamento del permafrost, altre ancora sono a rischio siccità e incendi boschivi. «Lottare contro i cambiamenti climatici e usare l’energia in modo saggio rafforza anche la nostra capacità militare… tutto ciò non può essere trattato con le usuali politiche e la solita retorica. Quando si vede arrivare la tempesta, ci si prepara» ha concluso. Insomma, non ha negato il nesso tra clima ed energia, come avvenuto in passato.

Retorica di un presidente Obama giunto al suo canto del cigno? O convergenza di interessi da parte di élite industriali, militari e scientifiche? Può darsi. Ma noi stiamo sicuri: le recenti polemiche di vari ambienti cattolici e non sull’enciclica papale e la costante presenza di un negazionismo tanto pervicace e sotterraneo, quanto scientificamente debole, mette l’Italia al riparo da questa retorica. Così che il nostro Paese sarà preparato ai migranti climatici così come si è preparato al calo demografico e ai migranti bellici di questi giorni.

A fine anno ci aspetta la Cop 21 di Parigi. Nessun dubbio che, in vista dell’evento, chi ci comanda farà un po’ di ammuina, alzerà proclami solenni e gratificherà qualche studio più o meno scientifico. Dubito però che sapremo affrontare il problema all’americana, giacché non distinguiamo ‘security’ da ‘safety’. E neppure l’Europa, che per prima ha cercato di promuovere politiche responsabili per fronteggiare i cambiamenti climatici, saprà fare meglio di noi.