Il procuratore generale del Texas Ken Paxton si schiera contro la sentenza della Corte suprema degli Stati Uniti del 26 giugno, con cui si legalizzano i matrimoni gay in tutto il paese. Paxton, repubblicano, ha esortato all’obiezione di coscienza per motivi religiosi i funzionari pubblici e i magistrati che devono firmare i certificati di matrimonio perché giudica “senza fondamenti legali” la decisione della Corte suprema Usa. “Noi riteniamo che nonostante abbia inventato un nuovo diritto costituzionale – dichiara Paxton – la Corte Suprema non ha ancora diminuito, abolito o messo in dubbio i diritti garantiti dal primo emendamento che permettono il libero esercizio della propria religione”. All’appello lanciato dal procuratore generale del Texas potrebbero unirsi anche quei 14 stati che prima della sentenza non consentivano i matrimoni omosessuali.

Le associazioni che tutelano i diritti dei gay protestano: “I funzionari pubblici non hanno il diritto costituzionale o legale di fare discriminazioni nel fornire un servizio – dice Shannon Minter, direttore legale del National center for lesbian rights – questa opinione è sbagliata e non aiuta i funzionari pubblici che dovrebbero avere linee guida chiare su come debbano seguire la legge e garantire certificati di matrimonio a tutte le coppie qualificate ad averli”. Paxton sa bene che in assenza di altri colleghi pronti a officiare gli atti dei matrimoni, i funzionari pubblici che ricorrono all’obiezione di coscienza sarebbero esposti a denunce. “Ci sono numerosi avvocati – spiega il procuratore generale del Texas – pronti a rappresentare funzionari pubblici che difendono i propri valori religiosi, in molti casi pro bono, e io dal mio ufficio farò tutto il possibile per dare voce pubblica a chi si schiera a difesa dei propri diritti”.