Non di soli pneumatici ha vissuto la Pirelli, uno dei marchi italiani più conosciuti nel mondo, una delle eccellenze del made in Italy, come dicono quelli che parlano bene. L’elenco di prodotti dell’azienda fondata nel 1883 è lunghissimo e, soprattutto per i più giovani, sorprendente: gomme per cancellare, borse per acqua calda, impermeabili, palle da gioco, suole e tacchi, cuffie da bagno, guanti di gomma, pavimenti in gomma, spugne, soprascarpe, articoli per la pesca subacquea, cavi per altissime tensioni.

È una delle tante scoperte che si fanno sfogliando Una musa tra le ruote, un voluminoso ma godibilissimo librone pubblicato da Corraini Edizioni per celebrare “un secolo di arte al servizio del prodotto”.
Attraverso centinaia di bozzetti, manifesti, inserzioni su giornali e riviste, viene esaltato il rapporto tra la Pirelli e gli artisti che hanno collaborato alla comunicazione pubblicitaria dell’azienda: dai pittori come Dudovich, Mazza e Cappiello ai pionieri della grafica pubblicitaria come Marcello Nizzoli, Renzo Bassi e Mario Duse. E nel dopoguerra la collaborazione tra arte e Pirelli si è addirittura intensificata, anche grazie al boom della grafica pubblicitaria nel nostro paese, diventata un’eccellenza a livello mondiale: Bruno Munari, Albe Steiner, Bob Noorda, Ezio Bonini, Giulio Confalonieri, Pino Tovaglia, Franco Grignani.

La Fondazione Pirelli, nata nel 2009, ha raccolto le testimonianze di questa storia secolare nell’Archivio aziendale, lanciando negli ultimi anni un progetto di restauro, catalogazione e digitalizzazione dei bozzetti e disegni originali.
E i risultati di questa operazione di recupero della memoria imprenditoriale e artistica di una parte importante del Novecento italiano sembrano più che soddisfacenti: “Una musa tra le ruote” non è solo un viaggio in di un secolo di comunicazione pubblicitaria, ma anche (e forse soprattutto) il racconto dei cambiamenti della società italiana riflessi nei bozzetti e nelle campagne di Pirelli. Dalle immagini felici della Belle Epoque degli esordi del Novecento al ritrovato ottimismo degli anni Cinquanta, passando per gli influssi futuristi, c’è davvero tutto l’Italia del Novecento, raccontata, in fondo, attraverso le due cose che il nostro paese, quando ne ha la possibilità, sa fare meglio: arte e impresa.