La denuncia arriva direttamente dai sindacati confederali: “La Fabbri ha offerto ai propri dipendenti un premio annuo pari a 3mila euro in cambio dell’esclusione di Cgil, Cisl e Uil dalla trattativa per il rinnovo del contratto integrativo aziendale”. Si alzano i toni della discussione all’interno dello stabilimento bolognese del gruppo Fabbri, celebre marchio di amarene sciroppate da circa 140 lavoratori, che dal 2013 è alle prese con il rinnovo del contratto integrativo aziendale. Un negoziato mai andato a buon fine, almeno fino a oggi, ma che, secondo i sindacati, recentemente “è degenerato in una proposta indecente”. “L’offerta, cioè, da parte dell’azienda – spiega Vincenzo Grimaldi, segretario generale Flai Cgil di Bologna – di versare un premio annuo pari a 3000 euro per lavoratore qualora i dipendenti avessero accettato di togliere di mezzo le organizzazioni sindacali dalla discussione per il rinnovo”.

Un’accusa che la Fabbri nega in toto, giustificando l’interruzione della trattativa con l’apertura della discussione, a Roma, sul contratto nazionale dei lavoratori del settore alimentare. “E’ tutto falso – scrive la Fabbri in una nota – il premio aziendale verrà riconosciuto ai lavoratori solo subordinatamente alla sottoscrizione di un contratto integrativo aziendale con tutte le sigle sindacali che parteciperanno alla trattativa, quando questa potrà essere riavviata a seguito della definizione del tavolo nazionale”. I sindacati, continua il Gruppo, “hanno presentato l’ultima versione della piattaforma per il rinnovo del contratto integrativo aziendale nell’aprile del 2015, a seguito della quale si sono tenuti diversi incontri, e la trattativa si è protratta fino all’avvio del rinnovo del contratto nazionale di lavoro per i lavoratori del settore alimentare. Considerato che l’art. 55 del contratto collettivo nazionale di lavoro prevede che ‘il rinnovo dei contratti di secondo livello (contratti aziendali) non potrà svolgersi nell’anno solare in cui sia previsto il rinnovo del contratto collettivo nazionale’, la Fabbri ha comunicato la sospensione della trattativa come previsto dal predetto articolo per evitare la sovrapposizione dei cicli negoziali”.

Una spiegazione che però non ha convinto i 140 lavoratori della Fabbri, che il 24 giugno scorso hanno dato vita a uno “sciopero ad adesione totale” bloccando lo stabilimento dell’azienda per tutto il pomeriggio. Né i sindacati confederali: “L’azienda ha provato a escluderci dalla trattativa, come abbiamo detto e come intendiamo ribadire – sottolinea Grimaldi – per quanto riguarda la vertenza, poi, resta a tutt’oggi aperta a causa della mancanza di volontà politica del Gruppo, che pretenderebbe di decidere la delegazione sindacale che deve sedersi al tavolo, e di vincolare a ciò la conclusione positiva della confronto. Non certo, come si è giustificata la Fabbri il 22 giugno scorso, perché l’apertura del confronto relativo al rinnovo del contratto nazionale costituisce un impedimento”.

Attraverso lo sciopero, quindi, sottolineano i sindacati, “i lavoratori hanno rivendicato il proprio diritto al rinnovo del loro contratto, e la libertà di decidere autonomamente la composizione della delegazione sindacale”. Sul piatto, quindi, ora c’è la proposta di un accordo ponte relativo al 2015, avanzata dai lavoratori stessi della Fabbri, che il 24 giugno si sono riuniti in assemblea con i delegati di Cgil, Cisl e Uil. “Noi siamo disposti a sederci nuovamente attorno a un tavolo per discutere – precisa Grimaldi – ma l’azienda deve rivedere la propria posizione”.

Il clima, però, resta teso. “Qualora la Fabbri dovesse proseguire sulla strada intrapresa fino ad oggi, siamo pronti a mettere in campo altre iniziative di proposte – conclude infatti la Cgil – Lo sciopero di 3 ore del 24 giugno, del resto, fa parte di un pacchetto più ampio già dichiarato di 10 ore di stop, e non esiteremo a mobilitarci di nuovo, se dovesse essere necessario a tutelare i lavoratori, e a convincere l’azienda riaprire la discussione”.