In Germania non solo le auto, ma anche chi la fabbrica viene sottoposto al crash test. L’esercizio formale – una simulazione – è firmato dalla rivista Wirtschafts Woche anche sulla base di una considerazione del numero uno di Daimler, Dieter Zetsche, che ha dichiarato che “se si detrae l’industria dell’auto, in Germania non resta poi molto”. Un’affermazione forte ma in parte fondata: nel 2014 il gruppo Volkswagen ha fatturato oltre 200 miliardi, Daimler (che produce Mercedes e Smart) 130 ed il gruppo Bmw oltre 80, senza contare l’indotto. Il totale supera ampiamente il debito pubblico della Grecia sul quale si sta arrovellando il pianeta.

Per la Germania, l’auto significa occupazione, significa entrate fiscali e significa benessere, soprattutto nelle centri di riferimento: con 108.405 euro Wolfsburg è la città con il reddito pro capite più alto del paese. E Ingolstadt è la seconda con 102.540. E si potrebbe andare avanti.

Gli analisti della rivista si sono chiesti in che modo i tre grandi gruppi – e quindi il Paese – verrebbero colpiti nel caso di nuove crisi. Le simulazioni hanno riguardato 1) un peggioramento della congiuntura economica globale del 20%; 2) un crollo del mercato cinese dell’auto del 20%; 3) la concorrenza di protagonisti della new economy come Apple o Google. I risultati mostrano che i gruppi che più diversificano la loro gamma (con ibride ed elettriche), investono in high-tech e si buttano nella mobilità alternativa (leggi car sharing) sono più preparate ad affrontare gli eventuali sobbalzi dell’economia globale.

Il gruppo più “sereno” sarebbe Bmw, quasi blindato soprattutto rispetto ai nuovi attori high-tech. Secondo la redazione i bavaresi sono mediamente molto innovativi e ben messi con le alimentazioni elettriche e ibride e con esperienze di nuovi concept di mobilità (come il car sharing DriveNow). La casa dell’elica soffrirebbe anche meno in caso di crisi con una stima di 430.000 auto “perse” (di cui 200.000 in Germania) che potrebbero costare il posto fino a 12.000 addetti nel paese. L’eventuale recessione cinese equivarrebbe ad una flessione di 100.000 immatricolazioni (60.000 auto in meno fabbricate nel Regno di Mezzo) e fino a 1.700 posti di lavoro a rischio in Germania.

Al contrario, il gruppo Volkswagen (almeno prima dell’annunciato nuovo assetto con diverse holding del quale ancora non si conoscono i dettagli) sarebbe il più esposto. Secondo Wirtschafts Woche è il più debole in tutte e tre le situazioni: 2 milioni di veicoli venduti in meno di cui 750.000 in Germania e fino a 50.000 lavoratori in bilico in caso di crisi globale ma anche 250.000 auto non più immatricolate in Cina di cui 650.000 prodotte in loco e fino a 8.000 occupati in pericolo in caso di recessione del mercato delle quattro ruote nel Regno di Mezzo. Circa l’innovazione, viene attribuita “solo” un’alta competenza nella connettività dell’auto, ma per innovazione e concetti di mobilità, il colosso di Wolfsburg è a livelli bassi. Competenza media, invece, sul fronte elettrico e ibrido.

Daimler è nel mezzo. Con un mercato in retromarcia potrebbe a commercializzare fino a 400.000 auto in meno (la metà in Germania) con fino a 15.000 addetti a rischio. Lo scenario del rallentamento cinese influirebbe per 60.000 vetture (35.000 prodotte proprio in Cina) esponendo fino a 15.000 lavoratori alla possibile perdita del posto. Grazie a Car2go e Moovel Daimler è accreditata di esperienza sulla nuova mobilità. Come VW Group e Bmw ha un’elevata competenza circa le connettività e si posiziona ad un livello medio per innovazione e sistemi elettrici ed ibridi.

In Germania, l’auto non gode di incentivi pubblici, ma beneficia di un trattamento fiscale favorevole tanto che nel 2014 solo il 36% delle nuove immatricolazioni è ascrivibile ai privati e circa il 10% delle vendite sono “chilometri zero” (Tageszulassungen). Lo scorso anno gli affari delle 31 banche “automobilistiche” hanno raggiunto la cifra record di 95 miliardi di euro per leasing e finanziamenti. Ormai le auto si vendono con gli istituti di credito, ma il problema sarà poi l’enorme quantità di veicoli usati da piazzare.