Confisca dei beni nei confronti dei tesserati, anche in caso di patteggiamento, e responsabilità giuridica delle società nel cui interesse viene commessa la frode sportiva o l’esercizio abusivo delle scommesse. La Serie B si era già mossa sottotraccia a febbraio e martedì ha proposto una nuova accelerazione dopo l’indagine che ha colpito il Catania. Il presidente della seconda lega italiana, Andrea Abodi, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone, che ha dato piena disponibilità a farsi promotore affinché la proposta diventi legge in tempi rapidi.

Abodi si era attivato da solo in inverno, stanco dei continui scandali che di anno in anno ripropongono il problema della compravendita di partite e del calcioscommesse, nonostante dal 2010 siano stati attivati incontri presso le società per combattere il match-fixing. A febbraio il presidente della B ha contattato il ministro Angelino Alfano e i vertici del ministero della Giustizia mettendo sul tavolo due proposte concrete. Oggi infatti per i reati di frode sportiva – le cui pene sono state inasprite la scorsa estate – e di “esercizio abusivo di giuoco o di scommessa” non è contemplata la confisca dei beni che costituiscono il profitto del reato. Una norma prevista invece per i reati fiscali, il riciclaggio e i reati contro la pubblica amministrazione. E che, secondo Abodi, dovrebbe essere estesa, come utile deterrente, anche a chi altera i risultati delle partite. Tradotto: prosciugare il portafoglio per stoppare la voglia di ingrossarlo facilmente.

La B è andata oltre, chiedendo anche di estendere la responsabilità a carico delle persone giuridiche (quindi delle società) se un loro tesserato altera il risultato e scommette illecitamente sulla stessa gara. Una pena pecuniaria che, questo l’intento di Abodi, oltre a danneggiare i club nel caso specifico, dovrebbe anche scoraggiare l’ingaggio di quei calciatori che in passato si sono resi protagonisti di combine e puntate, evitando così di correre un rischio concreto nel caso il tesserato dovesse alterare nuovamente l’esito di una partita. Tante volte negli ultimi anni calciatori ‘pizzicati’ dalle indagini hanno trovato ingaggi subito dopo aver scontato la pena, di tanto in tanto ricascandoci. Gli incontri tra i ministeri e Abodi non sono rimasti fini a sé stessi e le due proposte non sono chiuse in un cassetto. Gli uffici del ministero dell’Interno le hanno analizzate, hanno ritenuto “condivisibili” le idee e si sono detti disponibili a iniziare un confronto con il ministero della Giustizia per individuare il “veicolo normativo” più adeguato per modificare le due leggi. Ora arriva anche l’appoggio di Cantone, una sponda in più per mettere fuorigioco chi gioca slealmente.