Dopo gli articoli de ilfattoquotidiano.it la vicenda delle vittime dell’uranio impoverito sbarca in Parlamento. Con un’interrogazione del Movimento 5 Stelle (primo firmatario Gianluca Rizzo) al ministro della Difesa, Roberta Pinotti (nella foto in alto). Per sapere se, dopo le numerose sentenze già emesse dalla magistratura, il dicastero di Via XX Settembre «abbia già predisposto il pagamento dei risarcimenti cui è stato condannato» in via giudiziaria. I deputati pentastellati vogliono anche capire se il capitolo di spese «per sentenze di condanna» sia sufficiente a coprire le somme quantificate dalla magistratura e chiedono al ministro di «fornire elementi sulle conseguenze derivanti dalle condanne in giudizio subite» per accertare se possano incidere, riducendoli, su «altri capitoli del bilancio della difesa».

L’interrogazione cita, in particolare, un caso del quale ci eravamo occupati qualche settimane fa. Quello relativo ad un caporal maggiore dell’Esercito, morto di leucemia nel 2007 dopo aver preso parte alla missione di pace in Kosovo tra il 1997 e il 1998. Sulla sua vicenda è intervenuta la prima pronuncia della corte d’Appello di Roma, divenuta definitiva il 20 maggio scorso. Una sentenza che, oltre ad accordare il risarcimento record di quasi 1 milione 300 mila euro (più il danno da ritardato pagamento) ai familiari della vittima, conferma, come già accertato dal tribunale in primo grado, «in termini di inequivoca certezza, il nesso di causalità tra l’esposizione alle polveri di uranio impoverito e la patologia tumorale». Sanzionando la condotta dei vertici delle Forze Armate per aver omesso di informare i soldati «circa lo specifico fattore di rischio connesso dell’esposizione all’uranio impoverito». Un caso, quello di cui si sono occupati i giudici della corte d’Appello della capitale, purtroppo non isolato. «Sono centinaia le vittime, nelle Forze armate italiane, derivanti dall’esposizione all’uranio impoverito in scenari di missioni internazionali di pace – ricorda infatti l’interrogazione del M5S –. Sono tutte vittime che attendono di essere risarcite».

Un’attesa che, in alcuni casi, non bastano neppure le sentenze ad interrompere. Sempre su ilfattoquotidiano.it, nelle scorse settimane, avevamo raccontato anche un altro caso del tutto paradossale. Quello dei familiari di un altro reduce del Kosovo, morto di cancro per gli effetti dell’esposizione alle polveri di uranio impoverito, che, nonostante una sentenza di quasi cinque anni fa avesse disposto in loro favore il pagamento di circa un milione di euro, non hanno ancora ottenuto il risarcimento dai ministeri della Difesa e dell’Economia condannati dai giudici del Tribunale di Roma. Costringendo gli eredi del militare deceduto a proporre un nuovo ricorso, stavolta al Tar del Lazio, per ottenere l’ottemperanza della sentenza . «Quando si arriva al punto di non rispettare le sentenze della magistratura, siamo di fronte a vere e proprie distorsioni del sistema che non sorprendono neppure più di tanto dal momento che la gestione di queste delicate vicende e degli uffici competenti preposti viene affidata direttamente ai generali, cioè agli stessi vertici militari che di questi casi sono i diretti responsabili – accusa Domenico Leggiero, responsabile del comparto Difesa dell’Osservatorio militare –. E’ arrivato il momento che il ministro, e quindi la massima autorità politica, intervenga in prima persona e dica finalmente una parola chiara. Mi auguro che l’interrogazione del M5S fornisca l’occasione per farlo».
Twitter: @Antonio_Pitoni