Nominativo, data di nascita, punteggio, nome del nido e nazionalità straniera. È la lista comparsa all’ingresso dell’asilo nido Neruda, a Ferrara, dove quest’anno si terranno i centri ricreativi infanzia. Il dato sulla nazionalità, non necessario per individuare l’assegnazione del proprio figlio, è stato notato dalle mamme. Notato, fotografato e spedito ai giornali. Quanto basta per far scattare la polemica, con Leonardo Fiorentini, consigliere indipendente di Sel, che prega il proprio assessore alla pubblica istruzione, Annalisa Felletti, tra l’altro proprio di Sel, di correre ai ripari: “Non so se le graduatorie siano sempre state mostrate alla stessa maniera. Fosse anche vero, è la maniera sbagliata. Prego correggete, in fretta. Grazie”. Più diretta ancora Elisa Corridoni di Rifondazione, che si chiede “se la dovevano scrivere, perché non hanno scritto la nazionalità anche degli italiani? Scrivendone solo alcune, si commette una imperdonabile differenza di trattamento”.

E mentre il segretario provinciale del Pd Luigi Vitellio, capogruppo in Comune, si scusa pubblicamente su Facebook (“Certamente un errore, certamente gravissimo. Non bastano le verifiche, quelle sono doverose. Come capogruppo del Pd chiedo scusa per quel che è successo, è una questione di civiltà”), anche l’assessore Pd ad ambiente e lavoro Caterina Ferri si cosparge il capo di cenere: “Mi unisco al capogruppo nel chiedere scusa per questo grave episodio. Per noi i bimbi sono tutti uguali”.

In contemporanea con la rimozione dell’avviso arriva anche una nota ufficiale dell’assessore competente, per cercare di chiarire che non c’è stata “nessuna volontà di discriminare i bambini provenienti da famiglie di diverse nazionalità nei Cri, ma la volontà di venire incontro alle richieste delle famiglie”. La Felletti spiega il tutto nasce dalla richiesta di alcuni genitori non in possesso di un collegamento internet per verificare online l’ammissione dei propri figli. Le insegnanti hanno girato la richiesta alla coordinatrice, che possiede l’elenco interno utilizzato per la formazione delle sezioni: età, nido di provenienza, nazionalità. Dato quest’ultimo utile a uso interno per la richiesta di mediatori linguistici.

In sostanza il passo falso sarebbe da ricondurre a “un atto di disponibilità verso le famiglie”, senza “alcun nesso tra la nazionalità e il punteggio in graduatoria, né nessuna volontà discriminatoria – si giustifica l’assessore -; proprio nei Servizi educativi comunali nei quali al contrario l’inclusione di tutti i bambini è al centro del progetto pedagogico”. Eppure sarebbe bastato stampare l’elenco scaricabile sul sito dei servizi educativi, dove la nazionalità è omessa. “Un errore, seppure in buona fede, particolarmente spiacevole – sostiene la Felletti -. Ci scusiamo per l’accaduto, ribadendo nuovamente come per noi la scuola debba essere per tutti ed anzi, che debba essere sempre più anche uno straordinario laboratorio di integrazione”.