All’inizio dell’anno, il governo libanese ha introdotto una nuova normativa per i cittadini siriani, appena entrati o già presenti nel territorio del paese, che intendono chiedere o rinnovare il permesso di soggiorno. Le norme sono valide per tutti i siriani in territorio libanese, compresi quelli riconosciuti come rifugiati dall’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr).

I requisiti e i documenti richiesti dalla normativa entrata in vigore a gennaio sono così tanti e onerosi che molti hanno rinunciato a rinnovare il permesso di soggiorno. Senza un permesso valido, non solo rischiano di non aver accesso all’assistenza sanitaria ma possono essere arrestati e costretti al rimpatrio forzato in Siria.

In vigore sono ora anche nuove norme restrittive per i siriani ancora nel loro Paese e che si presentano alla frontiera col Libano.

A maggio, infine, il governo di Beirut ha chiesto all’Unhcr di sospendere temporaneamente la registrazione dei rifugiati siriani, sia quelli già presenti nel paese che quelli appena arrivati. La sospensione resterà valida fino a quando non verrà individuata una nuova procedura di registrazione.

Tutti questi provvedimenti, i cui dettagli si trovano in un nuovo rapporto di Amnesty International, sembrano indicare che il governo ha deciso di scoraggiare i siriani dal cercare protezione e rifugio in Libano. Dalla loro adozione, c’è stato un notevole calo delle registrazioni dei rifugiati siriani: secondo l’Unhcr, l’80 per cento in meno nei primi tre mesi del 2015 rispetto allo stesso periodo del 2014.

Anche se ogni Paese ha, o meglio dovrebbe avere, il dovere di condividere le responsabilità della protezione dei rifugiati, dobbiamo dare tutte le colpe al Libano per aver adottato questa politica di chiusura? Il Libano ospita attualmente 1.200.000 rifugiati siriani, quasi tutti (1.180.000) registrati come tali dall’Unhcr. Nel Paese dei cedri si trova oggi la più grande concentrazione pro capite di rifugiati nel mondo: un rifugiato siriano ogni cinque persone.

L’appello umanitario lanciato dalle Nazioni Unite ha raccolto solo il 18 per cento di quanto sollecitato. Questo significa che ogni rifugiato riceve un contributo di 56 centesimi al giorno quando una pagnotta ne costa 90. Sulle spalle del governo libanese ricade dunque un peso non più sopportabile.

I Paesi fuori dalla regione mediorientale hanno messo a disposizione dei rifugiati siriani ospitati da Beirut solo 4500 posti per il reinsediamento e l’ammissione umanitaria: meno dello 0,04 per cento dei rifugiati siriani in Libano, poco più dello 0,01 per cento del totale dei rifugiati siriani. Così, i rifugiati siriani non possono tornare in Siria finché dura la guerra, ma rischiano di non poter rimanere più in Libano.

Siamo di fronte a un drammatico fallimento della comunità internazionale.