La Lega Nord, il partito più vecchio tra quelli in attività, è sopravvissuta a se stessa trovando una nuova vita grazie alla leadership di Salvini, il quarantenne che ha fatto dimenticare lauree in Albania, diamanti della Tanzania, liti e scandali. Lo ha dimostrato con i numeri, conquistando terreni inesplorati dal Carroccio alle ultime Regionali. A quale costo? La Lega ha evidentemente cambiato pelle e con essa è mutato il suo elettorato e a raccontarlo sono anche le cronache della Pontida del 2015. Tanto che oggi è legittimo chiedersi se Matteo Salvini possa essere ancora etichettato come leghista, nel senso più ortodosso del termine. Ilfattoquotidiano.it ne ha parlato con Roberto Biorcio, studioso del fenomeno leghista e docente di Tecniche di ricerca sociale e Sociologia dei fenomeni politici all’università Bicocca di Milano, cercando di capire ragioni e sentimenti di questo partito che sembra aver imboccato la strada del consenso, facendo breccia nel cuore (o nella pancia?) di una fetta consistente dell’elettorato italiano.

Salvini, dunque, è ancora leghista?
Matteo Salvini ha profondamente trasformato la Lega Nord anche se ha cercato di conservarne, nei limiti del possibile, non solo la continuità formale ma anche il patrimonio politico-culturale. Ha però rilanciato il partito con due cambiamenti molto rilevanti. Il nuovo leader ha assunto come riferimento il Front Natio­nal di Marine Le Pen che aveva avuto successo riuscendo a collegare la difesa dei ceti popolari, le campagne per frenare l’immigrazione e la lotta contro le politiche di austerità decise a Bruxelles. Pochi giorni dopo la sua elezione a segretario, Salvini scriveva su La Padania: “A livello internazionale la priorità è sgretolare questo euro e rifondare questa Europa. Sì, quindi, alle alleanze anche con gli unici che non sono europirla: i francesi della Le Pen,  gli olandesi di Wilders, gli austriaci di Mölzer, i finlandesi… insomma, con quelli dell’Europa delle patrie”. Una espressione che Bossi non avrebbe mai usato, anche perché criticava il Front Natio­nal come “fascista”.

Il secondo cambiamento?
Il secondo cambiamento, che rispecchia la tendenza generale  alla personalizzazione e alla mediatizzazione della politica, è la forte valorizzazione della propria presenza personale nelle trasmissioni televisive, che supera, secondo alcuni osservatori, anche quella dello stesso presidente del Consiglio. Una riproposizione accentuata del “telepopulismo” inventato da Berlusconi per rapportarsi personalmente e direttamente al popolo. Un strategia che Salvini utilizza soprattutto per rilanciare la paura dell’immigrato, assumendo sempre più una prospettiva nazionale e antieuropea.

Anche se, mantenendo il nome e i principi fondanti dello statuto, vuole forse rendere meno traumatico il passaggio…
Formalmente il nuovo statuto della del partito approvato nel 2014 non si discosta molto dai precedenti, riproponendo nel nome e nel simbolo l’obiettivo dell’indipendenza della Padania. Ma non è un caso che la formazione gemella della Lega, presentata nelle regioni meridionali, è stata costruita secondo una logica completamente diversa dal passato: non si fa alcun riferimento alle aree territoriali coinvolte, ma solo alla figura leader, nel nome e nel simbolo: “Noi con Salvini”. Un riferimento coerente con la tendenziale personalizzazione del partito e che valorizza la strategia adottata dal nuovo leader.

La metamorfosi imposta da Salvini al partito è da attribuire ad un cieco istinto di sopravvivenza o alla corretta interpretazione di un mutamento della società, dei suoi bisogni e delle sue paure? Come si spiega il successo della Lega oggi?
I cambiamenti della Lega attuati da Salvini hanno motivazioni di tipo diverso. La scelta radicale di riprodurre e seguire le idee e la strategia di successo del Font National credo sia soprattutto motivata dalla necessità di dare una forte scossa al partito che, per effetto degli scandali e delle vicende che avevano coinvolto anche la famiglia Bossi, attraversava una fase di forte crisi: aveva dimezzato nelle elezioni del 2013 i voti a livello nazionale, aveva avuto anche una emorragia molto forte di iscritti, che erano scesi da 182.502 nel 2010 a 56.074 nel 2012. La scelta di accentuare fortemente la personalizzazione del partito dipende invece più da preferenze e attitudini personali, che si sono dimostrate molto efficaci. È molto cresciuta la visibilità personale di Matteo Salvini su tutte le reti televisive e la sua popolarità fra i leader di partito è superata solo da quella di Matteo Renzi. Anche le iniziative che il nuovo leader leghista gestisce sul territorio in molte località di tutte le Regioni italiane, spesso contestate dagli avversari politici, sembrano costruite in modo tale da ottenere soprattutto un risonanza televisiva.

La Lega ha fatto breccia nei cuori dell’ultra-destra. Un dato che ha trovato palese conferma nelle grandi manifestazioni organizzate dal partito a Milano e a Roma tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015. Siamo all’anno zero del fascio-leghismo? Cosa è successo? Perché gruppi che nella migliore delle ipotesi si ispirano a valori nazionalisti si avvicinano ad un movimento storicamente secessionista e antiromano? La destra estrema è stata folgorata da Salvini oppure è stato lui a cercare il consenso e il sostegno di quella parte politica?
L’alleanza con la destra estrema in molte manifestazioni  (che Bossi cercava sempre di evitare) è una evidente conseguenza della scelta di assumere come riferimento politico privilegiato il Front National di Marine Le Pen. E La Lega attuale è sempre meno secessionista e antiromana e ha sostituito il populismo regionalista degli anni Novanta con un forma di populismo nazionalista che valorizza esplicitamente “l’Europa della Patrie”. Non è facile trovare elementi di chiara differenziazione tra le posizioni dei gruppi dell’estrema destra italiana e quelle leghiste. Sono di fatto abbandonati o lasciati in secondo piano la secessione, il federalismo e le polemiche antimeridionali.

Anche se a Salvini non piace, si può dunque dire che oggi la Lega è un movimento di estrema destra? Il nuovo popolo leghista chi è? Fascisti di ritorno? Semplici cittadini esasperati in cerca di risposte facili? O altro?
È molto cambiato, ed è ancora in cambiamento, il profilo politico del partito fondato da Bossi. Non è più la Lega “Padana” che tentava di costruire la “macroregione” del Nord. Viene soprattutto recuperato e amplificato una parte del repertorio tradizionale che amplifica l’inquietudine contro gli immigrati provenienti dal Nord Africa, un tema costantemente presente anche sui media. Anche l’elettorato del partito è molto cambiato negli ultimi anni. Nel 1996 il voto leghista raggiungeva i livelli più elevati tra gli elettori di centro, e poi si distribuiva simmetricamente sia a destra che a sinistra. I buoni risultati della Lega nelle elezioni europee e nelle elezioni regionali degli ultimi mesi dipendono gran parte dalla conquista di molti elettori che si collocano a destra, anche per la crisi e le incertezze di Forza Italia. Se all’inizio degli anni Novanta la Lega si proclamava “né di destra né di sinistra”, la sua collocazione e il suo elettorato si sono sempre più spostati a destra. Questa tendenza è segnalata anche dai sondaggi recenti che rilevano, in tutte le aree regionali, una ascesa delle intenzioni di voto per la Lega.

Oggi è possibile dire se si tratta di un fuoco di paglia o se, al contrario, il successo di Salvini è destinato a radicarsi e durare nel tempo? Attecchirà anche al Sud?
Credo che i successi che Salvini ha ottenuto nelle elezioni regionali dell’ultimo anno non siano un fuoco di paglia e segnalano anche un allargamento dell’area territoriale su cui il partito può esercitare un’importante influenza. I successi elettorali sollecitano i dirigenti, i quadri e i militanti del partito a seguire fedelmente la linea e la leadership di Salvini, anche se in passato avevano manifestato orientamenti in buona parte diversi.

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