“L’ampiezza della devastazione e della sofferenza umana a Gaza è stata senza precedenti e avrà un impatto sulle generazioni future”. Così il giudice Mary McGowan Davis, capo della commissione d’inchiesta Onu sull’operazione Protective Edge condotta dall’Israel Defence Force nella Striscia di Gaza che nell’estate 2014 causò oltre 2.200 vittime palestinesi, di cui 1.462 civili (un terzo erano bambini). L’organismo ha trovato “credibili le accuse di crimini di guerra commesse sia da Israele che dai gruppi armati palestinesi“. Così il rapporto presentato oggi, in cui si invita “la comunità internazionale a sostenere attivamente il lavoro della Corte penale internazionale sui Territori occupati”.

“Il fatto che Israele non rivide la pratica dei raid aerei, neanche dopo che i loro effetti sui civili divennero evidenti – si legge nel rapporto stilato dalla commissione – solleva la questione se questa fosse parte di una politica più ampia approvata, almeno tacitamente, dai più alti livelli del governo israeliano”.

“La Commissione è stata in grado di raccogliere informazioni sostanziali che riferiscono di gravi violazioni del diritto umanitario internazionale e del diritto internazionale dei diritti umani da parte di Israele e da parte di gruppi armati palestinesi”, sostiene il rapporto. “In alcuni casi queste violazioni possono costituire crimini di guerra”, ha detto. La commissione d’inchiesta è stata guidata da Davis, ex giudice della Corte Suprema dello Stato di New York, che ha sostituito il giurista canadese William Schabas dimessosi a febbraio dopo che Israele lo ha accusato di imparzialità per aver lavorato in precedenza come consulente dell’Olp, l’Organizzazione per la liberazione della Palestina. Il governo israeliano ha comunque rifiutato di collaborare nell’inchiesta.

Nel testo del rapporto diffuso oggi a Ginevra è stato poi denunciato che “l’impunità regna su tutta la linea” per quanto riguarda le azioni delle forze israeliane a Gaza. I gruppi armati palestinesi sono invece stati accusati del lancio di migliaia di razzi e colpi di mortaio contro civili israeliani, in modo “indiscriminato”, per mezzo dei quali sono stati uccisi 6 civili e ferite 1.600 persone. Un’altra accusa è l’esecuzione di sospetti collaborazionisti, aggiungendo che le autorità palestinesi “hanno sempre fallito” nel consegnare alla giustizia chi abbia violato il diritto internazionale.

Parlando di un “livello di devastazione senza precedenti” a Gaza, l’Unhcr ha ricordato la morte di 2.251 palestinesi e la distruzione di 18mila abitazioni in 51 giorni e cita anche “l’immenso dolore e i disagi per la vita dei civili israeliani”, oltre ai 25 milioni di dollari di danni a proprietà civili causati dal conflitto. “I bambini palestinesi e israeliani sono stati profondamente colpiti dagli eventi”, rivela il rapporto. “I bambini di entrambe le parti hanno sofferto di enuresi, tremori notturni, dipendenza dai genitori, incubi e aumento dei livelli di aggressività”, aggiunge.

Durissima la risposta di Gerusalemme. Secondo il governo israeliano, il Consiglio dei diritti dell’uomo di Ginevra soffre “di una singolare ossessione per Israele. Il suo mandato presumeva la colpevolezza di Israele fin dall’inizio”. Il premier Benyamin Netanyahu  ha detto che “quello dell’Onu è un rapporto sbilanciato. Israele non commette crimini di guerra ma si difende da un’organizzazione terroristica che vuole la nostra distruzione”.

Ad avere parole forti verso Israele è proprio Hamas. L’organizzazione sostiene attraverso Sami Abu Zuhri, un suo portavoce a Gaza, che l’Anp dovrebbe sottoporre il rapporto dell’Onu alla Corte penale internazionale per perseguire Israele. Nel frattempo risulta confermato “che l’occupazione israeliana si è macchiata di crimini contro civili”.