Papa Francesco in visita a TorinoEmozioni e interrogativi attorno alla Chiesa e a Francesco, tra la pubblicazione dell’enciclica ambientalista e la visita a Torino.

Momenti  di entusiasmo e di commozione. Sono un ambientalista, condivido la grande soddisfazione delle associazioni ecologiste per l’enciclica Laudato si’. Le nostre convinzioni diventano dottrina ufficiale della Chiesa..E la nuova dottrina sociale della Chiesa è verde. Sembra esserci tutto, anche la critica alle grandi opere e a certe logiche di privatizzazione, anche un’allusione alla decrescita. Ma Francesco mi commuove soprattutto per le sue capacità empatiche e per l’appoggio ai migranti e agli indifesi. A Torino, grazie alla Pastorale Migranti, riceve addirittura gli occupanti di case, i profughi “discoli” che occupano il Moi. Le bestie nere del securitarismo.

I  dubbi che adesso scrivo non sono quindi prese di distanza, sono degli interrogativi che mi pongo sinceramente.
Il primo dubbio riguarda la coerenza, non di Francesco ma della Chiesa e dei fedeli. Dal dire al fare c’è sempre distanza. Quello di Torino era il primo incontro di massa, il primo grande evento dopo l’Enciclica. Il tema di rendere sostenibile il grande evento manco si pone. I fedeli lasciano   piazza Vittorio piena di fogli di giornale a terra. Un tappeto. Il problema non è solo quello della pulizia, i mezzi e gli spazzini Amiat nel giro di un’ora puliscono tutto. Il problema è che la carta e la plastica così gettate e così pulite vanno all’inceneritore, non al riciclaggio. (Solo Eco dalle Città e la cooperativa sociale Isola di Ariel se ne sono occupate, con un’azione parziale che  ha permesso di recuperare e avviare ai cassonetti della differenziata  quasi 4 quintali tra carta e plastica.
E di fare due ore di tirocinio formativo per 30  richiedenti asilo. Abbiamo fatto i cartoneros, Bergoglio sa chi sono, in Europa lo si sa molto meno).
Certo questo avviene in un contesto generale di scarsa attenzione alla raccolta differenziata, che ad esempio a Torino è ferma da anni tra il 41 e il 42 % nell’indifferenza quasi generale. Ma la Chiesa, adesso, non dovrebbe essere un passo più avanti? E i fedeli? Francesco appare come un cambiamento. Ma sta davvero  cambiando la ragione sociale della Chiesa cattolica e stanno cambiando le ragioni e le modalità per cui si è cattolici praticanti?
Preso dall’atmosfera mentre  aspetto i collaboratori per la pulizia differenziata, in mezzo alla folla di via Po, quasi  faccio la Comunione. Giravano delle volontarie della Sindone con ostie sui piatti, come a offrire caramelle. Non più l’ostia depositata sulla lingua da un vecchio severo. La distribuzione dai piatti, per chi vuole, gestita da donne. Chiedo a una volontaria della Sindone vicino a me se è una novità, dice di no, ma non approva, dice, questo ruolo delle donne laiche (almeno fossero suore, dice). Ah, non approva.
Nel pomeriggio ascolto un pezzo di discorso di Francesco ai giovani. In pochi minuti, a una critica della economia che scarta i deboli, il Papa affianca la critica alle grandi potenze che non guardavano il genocidio armeno e la Shoah (ma anche, con mia sorpresa il “massacro nazista degli omosessuali”, proprio così omosessuali ha detto) e subito dopo se la prende con l’aborto, lo scarto dei bambini. E’ molto compenetrato, il tutto.
Nella difesa dell’umanità e dell’ambiente dalle logiche del consumismo della mercificazione e del profitto è compenetrata anche la cosiddetta difesa della famiglia tradizionale e dei ruoli tradizionali di maschio e femmina. E’ difesa del Creato. Francesco dialoga con tutti ma i cattolici restano tali, su queste cose non diventano valdesi. Non importa, mi dico. La nuova visione dei rapporti e dei ruoli nell’identità sessuale, l’autodeterminazione della donna, la pari dignità omosessuale si impongono comunque, anche  senza e contro la Chiesa Cattolica. Per opporsi all’Europa fortezza, all’economicismo, al neoliberismo, per l’ambiente e la pace e la giustizia sociale, percorsi quanto mai accidentati invece, ben venga la Chiesa.
C’è qualcosa che mi preoccupa, su cui mi arrovello. La sinistra (di tipo rossoverde occidentale, post o non comunista etc in cui ho perlopiù abitato) si è trovata a volte a combattere insieme con la Chiesa, anche prima di Francesco, contro le guerre ad esempio, e per l’accoglienza. Questa convergenza di valori e sentimenti sicuramente aiuta la difesa dei diritti umani. Ma è vincente? Contro le guerre, no di certo, non lo è stata. Sull’accoglienza, dubito. Nonostante le posizioni coraggiose e radicali di Francesco e la sua popolarità, la maggioranza dell’opinione pubblica italiana in questi mesi si è spostata a favore dei respingimenti. Vedi il sondaggio di pochi giorni fa. (In pochi giorni registriamo più o meno lo stesso scarto 50 a 40  o  52 a 43  per il no all’accoglienza e per il si alle unioni  gay. Forte, eh?).
Le  grandi battaglie che ricordo vincenti, invece, sono state quelle per affermare diritti civili ai quali la Chiesa si opponeva o tutt’ora si oppone.
Divorzio, aborto (depenalizzazione) matrimoni gay e magari anche superamento dell’accanimento terapeutico. Sarà così anche per le unioni civili in Italia, almeno quelle. Non mi pento dei miei entusiasmi per Francesco, anche se certi nostri valori non li capirà mai. (Come un simpatico nonno contadino brillante anche geniale, che certe cose però non le potrà mai accettare).
Ma ho dei timori (forse irrazionali, spero), sulla capacità della Chiesa di dare battaglie vincenti. Se mi si consente una battuta: non è che l’enciclica ambientalista rischia di portare zero acqua all’ambientalismo? Forti pulsioni non solo economiche ma antropologiche militano a favore delle esclusioni xenofobe, delle modernizzazioni più o meno devastanti del territorio, delle riforme magari un po’ populiste ma anti-solidali. Francesco sposta rapporti di forza? O rende solo più espressiva e simpatica la testimonianza di un idealismo contadino sempre sconfitto?