Le banche dei Paesi “periferici” d’Europa, Italia compresa, sono “ancora vulnerabili in caso di uscita della Grecia dall’euro”. A suonare l’allarme è l’agenzia Moody’s, in un rapporto sul rischio Grexit diffuso nel giorno della nuova fumata grigia per la soluzione dell’impasse tra Atene e i creditori. In generale, sottolinea il report, gli istituti di credito europei sono “posizionati meglio” rispetto a tre anni fa, al culmine della crisi del debito, per far fronte a un’eventuale uscita del Paese dall’eurozona. Che gli analisti ritengono comunque ancora oggi lo scenario “meno probabile“. Ma il discorso cambia se l’analisi si focalizza sulle banche di Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Cipro, che hanno bilanci “più deboli”.

“Un ampio miglioramento delle condizioni finanziarie delle banche dell’area euro e la stabilizzazione del clima economico della regione hanno reso gli istituti più resistenti agli shock esterni”, ha spiegato all’agenzia Bloomberg l’analista Sean Marion. Al contrario, per le banche dei Paesi euro-deboli le debolezze ereditate dal passato “pesano sull’abilità di tornare a una piena salute finanziaria. E sono anche più esposte al rischio di un accesso ristretto ai mercati e a un costo più alto del finanziamento all’ingrosso”. Questo nonostante il quantitative easing della Banca centrale europea, che sta pompando liquidità nei bilanci degli istituti visto che è da loro che Bankitalia, operando per conto dell’Eurotower, compra titoli di Stato nell’ambito del piano lanciato da Mario Draghi.

Nel rapporto prevale comunque l’ottimismo: gli analisti evidenziano che la probabilità della Grexit “si è intensificata”, ma il rischio di “contagio” è inferiore rispetto a tre anni fa”, anche perché la fiducia degli investitori “è stata rafforzata da un graduale ritorno alla crescita” nell’area della moneta unica e “dall’aumento del numero di strumenti politici” per garantire l’accesso al credito degli istituti finanziari. Non la pensa così Vassilis Primikiris, membro della direzione del comitato centrale di Syriza, che all’agenzia LaPresse ha detto che il governo Renzi, che “ha lasciato sola” Atene, “non si rende conto che i nostri stessi problemi li incontrerà anche l’Italia”: “Il nostro debito è risibile, al confronto. Mentre l’Italia viaggia oltre i 2mila miliardi di euro, il nostro è di 320 miliardi di euro”. E, secondo Primikiris, l’uscita della Grecia dall’euro potrebbe scatenare un effetto domino che coinvolgerà altre nazioni del sud dell’Europa.

In questo quadro, la Borsa sembra comunque credere nella possibilità di un esito positivo della crisi greca. Piazza Affari ha chiuso in rialzo del 3,47% dopo una seduta tutta con il segno più. Bene anche il mercato obbligazionario: in avvio il tasso di interesse sui Btp si attesta in chiusura al 2,14%, contro il 2,28% della chiusura di venerdì. Il differenziale di rendimento (spread) rispetto agli omologhi tedeschi, i Bund, è sceso a 128 punti contro 153.