Jarrett Koral ha 17 anni, sta per finire il liceo e vive a Detroit. Fino a qui, nulla di strano: occhialuto, faccia da nerd, un viso che dimostra meno anni, uno dei tanti ragazzotti americani. Quello che lo rende diverso dai suoi coetanei, però, è che Jarrett è proprietario di una etichetta discografica su vinile. Settore di nicchia, quello del buon vecchio dischio, ma che nei primi mesi del 2015 è comunque cresciuto del 53% negli Stati Uniti rispetto all’anno precedente (in Italia lo scorso anno la crescita è stata addirittura oltre l’80%). E il giovane Jarrett, che dei vinili è innanzitutto fan, ha pensato bene di fondare la sua Jett Plastic Recordings che quest’anno ha pubblicato la cover band dei Velvet Underground guidata dall’ex enfant prodige di Hollywood Macaulay Culkin. E non si tratta di un capriccio passeggero di un adolescente annoiato, visto che almeno altri sei dischi vedranno la luce nei prossimi mesi.

Il Guardian, che racconta la curiosa vicenda imprenditoriale, fa sapere che l’adolescente americano ha dovuto vendere la sua personale collezione di vinili per far fronte alle spese della prima uscita in assoluto della sua etichetta: un disco della band di Detroit After Dark Amusement Park nel 2012. Ancora studia, Jarrett, e non ha la minima intenzione di interrompere. Anche perché far soldi non sembra la sua prima preoccupazione. Di tempo libero ne ha sempre meno, anche perché gli affari non vanno male, nonostante il vinile continui a essere un settore di nicchia: +260% dal 2009, per una quota del mercato discografico americano che si aggira attorno al 4%. “Non mi stupisce questo ritorno in auge del vinile” – afferma Koral, che è cresciuto nel negozio di dischi di famiglia – “Ho passato anni circondato da amanti dei dischi e che per tutta la vita non hanno fatto altro che collezionarli”

Ma il giovanissimo Jarrett non ha fretta: “Voglio prendere le cose con calma e vedere come andrà questa avventura”. E non c’è nessun tipo di snobismo nei confronti del digitale, perché in fondo Koral è figlio dei suoi tempi e sa che è necessario fare i conti con il trend generale: “Sono aperto a ogni tipo di sviluppo e non escludo di allargarmi anche al settore digitale”.
In Italia forse una realtà del genere non potrebbe esistere. Questione di mentalità, innanzitutto, ma anche di impostazioni e caratteristiche del mercato discografico nostrano. Anche se, in fondo, non sembra un’impresa impossibile: pubblicare un disco costa all’etichetta di Jarrett circa 2mila dollari, mentre finanziare un intero album ha costi più elevati. Cifre che non sembrano comunque impossibili, neppure per un giovanissimo imprenditore come lui. Qualcuno vuole raccogliere la sfida e diventare il Jarrett Koral italiano?