Un nuovo contenitore politico per il centrodestra. Questa è l’idea del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, raccontata dall’ex premier in un’intervista che uscirà il 22 giugno su Il Giornale. “Forse occorrerà realizzare un contenitore più ampio, del quale Fi e la Lega siano parte, che si rivolga non solo ai partiti ma anche alle associazioni, ai gruppi, ai movimenti d’opinione, ai cittadini non organizzati in partiti”, spiega Berlusconi. “In ogni città, in ogni provincia, ci sono centinaia di azzurri che ogni giorno lavorano con lealtà, generosità, disinteresse, per difendere la nostra libertà. Con loro Fi va avanti come parte essenziale dell’unione di centrodestra. L’altra parte è la Lega”, spiega l’ex premier sottolineando come “a noi, all’ottima classe dirigente che ho cresciuto, tocca realizzare l’area dei moderati, dei liberali, il centro del centrodestra, quella che poi vince davvero in tutta Europa”.

Il 23 giugno ci sarà un incontro ad Arcore con il leader della Lega Nord Matteo Salvini. L’obiettivo è iniziare a lavorare per riavvicinare tutte le anime del centrodestra, in vista delle prossime elezioni comunali del 2016. Un appuntamento importante anche per Salvini visto che tra le città chiamate alle urne c’è anche Milano. “Il nostro primo obiettivo – spiega Berlusconi – è ridare un motivo serio per tornare a votare agli italiani. Per riuscirci mi impegnerò personalmente, ma – avverte – tutte le forze che si riconoscono nel centrodestra devono saper rinunciare a qualche loro convenienza per imboccare un cammino comune“.

Il Cavaliere smentisce anche l’ipotesi di un nuovo patto del Nazareno. “Forza Italia è all’opposizione”, racconta, ma non esclude la possibilità che il suo partito possa votare a favore delle riforme: “Se il Partito Democratico presentasse in Parlamento qualche miglioramento della legge elettorale o della riforma costituzionale noi voteremmo a favore di quella norma”. Una linea chiara a cui tutto il partito si deve attenere. “È chiaro che in un movimento possano esserci opinioni diverse” ma “la minoranza deve adeguarsi alla maggioranza altrimenti lasciare il partito”.