Bene, ora basta. A questo punto sarebbe ora di piantarla lì con tutta questa retorica sull’Europa unita, sui valori condivisi, le radici cristiane o meno, quell’Europa a cui è stato dato anche un premio Nobel per la Pace e un anno dopo i suoi aerei decollavano per andare a bombardare la Libia.

Basta, questa Europa ora ha gettato la maschera e ha mostrato il suo vero volto. Quello che in molti, da tempo, avevano già intravisto nelle pieghe del capitale, attraverso le fessure dell’inflessibilità, del rigore a tutti i costi. Quelli che non avevano creduto del tutto alla favola della democrazia, della solidarietà e della condivisione. Quelli che erano stati tacciati di disfattismo, euro-pessimismo.

Ora quel volto lo abbiamo visto tutti, non ci sono più scuse e non è un viso che sorride al dolce suono dell’Inno alla gioia di Beethoven, ma che mostra piuttosto il piglio arcigno dell’ufficiale di Apocalypse Now che attaccava i villaggi vietnamiti al suono di Wagner.

È il volto dei banchieri, dei guru della finanza, dei profeti di profitto, quelli che stabiliscono le regole del gioco e i confini dell’Europa. Loro che con burocratico grigiore hanno deciso che il nostro senso umanità può tranquillamente fermarsi a 54 miglia dalle nostre coste, dove l’operazione Triton pattuglia per difenderci. Un’Europa che finisce laddove finisce il suo interesse economico.

Noi italiani, si sa, siamo un po’ cialtroni, europei di serie B, sempre lì a lamentarsi, inefficienti, ma gli altri?

La Francia, il cui presidente dovrebbe essere un socialista (ricorda questa parola Monsieur le President? Egalité, solidarité, ecc.), ma che chiude le sue frontiere a Ventimiglia, si ricorda per quanti decenni ha campato sfruttando le risorse umane e materiali delle sue colonie? Si ricorda di quanti giovani africani ha mandato a morire nelle trincee della Marna per difendersi dai nazisti? E che oggi in 14 paesi dell’Africa occidentale impone una moneta unica, il franco Cfa, il cui valore è stabilito da Parigi? Che nel febbraio del 1991 venne svalutato del 50%, per convenienza della Francia, dimezzando di colpo le già povere risorse degli africani?

E la Gran Bretagna ha rimosso le violenze perpetuate in Kenya, quando il suo governo coloniale dava un premio a chi portava la mano destra amputata di un ribelle Mau Mau? Del fatto che il suo sviluppo industriale è stato realizzato in gran parte grazie allo sfruttamento di quelle terre da cui oggi la gente fugge?

E nessuno ricorda a entrambi questi paesi che sono stati in prima fila nell’abbattere il regime di Gheddafi (non voglio certo celebrarne le gesta, sia ben chiaro) aggiungendo così la Libia alle altre polveriere del mondo arabo? C’eravamo anche noi in quella sciagurata operazione, non dimentichiamolo.

Francia e Gran Bretagna sono inflessibili nel chiedere che il debito africano venga saldato, ma se si presenta loro il conto dei loro misfatti, fanno come quei clienti che fuggono senza pagare. Non stupisce poi il muro dell’Ungheria, paese che si mise in luce nell’eliminazione degli ebrei fin dall’inizio della Shoah e che recentemente ha perseguitato ed espulso migliaia di rom.

Si potrebbe obiettare che non si può condannare delle nazioni intere per le gesta sciagurate di alcuni dei loro membri, ma la risposta ce l’ha già data Primo Levi: si può, si deve, perché in troppi sono, siamo, stati a guardare.

È questa l’Europa che sognavano Colorni, Spinelli e Rossi dal loro esilio di Ventotene? Una Europa che non trova i soldi (nemmeno tanti) per salvare milioni di greci, ma che si getta con slancio inaudito in soccorso delle banche e dei grandi capitali.

Adesso lo sappiamo e forse, è triste doverlo ammettere se l’Europa è questa, Salvini e la Le Pen sono i più europei di tutti.