Si chiama “public hearing”. Letteralmente, audizione pubblica. E’ un sistema di selezione trasparente, basato sul merito e la competenza, dei manager da designare nei consigli di amministrazione delle società partecipate dallo Stato e da altri soggetti pubblici. Due mozioni separate, ma nella sostanza molto simili, presentate dal Movimento 5 Stelle e da Sinistra ecologia e libertà a Montecitorio, puntano ad introdurlo anche in Italia. Impegnando il governo di Matteo Renzi a varare una legge che lo riconosca giuridicamente come strumento per la scelta dei candidati.

GIUNGLA PARTECIPATE Alla base dell’iniziativa parallela dei due gruppi parlamentari ci sono innanzitutto i numeri. Quelli della «giungla» di partecipate, si legge nel documento presentato dal M5S (prima firmataria Francesca Businarolo), che conta oggi circa 7.500 aziende. «Una miriade di società, come evidenziato dal procuratore generale presso la Corte dei Conti, Salvatore Nottola, nel suo giudizio sul rendiconto generale dello Stato per il 2014, che sono costate alle casse statali circa 26 miliardi di euro – prosegue il testo – Secondo l’ultima rilevazione della Corte dei Conti le partecipate sono così suddivise: 50 dallo Stato e 5.258 dagli enti territoriali, cui si sommano altri 2.214 organismi di varia natura (come consorzi e fondazioni), anche se si tratta di un numero variabile perché le società sono soggette a frequenti modifiche dell’assetto». Secondo i deputati a 5 Stelle che hanno sottoscritto la mozione, «il dissesto delle partecipate trascina con sé quello degli enti locali, mettendo a rischio i conti pubblici ed alimentando l’indebitamento dello Stato». Per questo, sottolineano i grillini, è «assolutamente necessario un progetto generale di riorganizzazione serio» e «un intervento efficace che preveda forme di coinvolgimento diretto della cittadinanza nella scelta dei candidati per la nomina dei consigli di amministrazione delle società partecipate dagli enti stessi».

COSTI FUORI CONTROLLO Poi ci sono i numeri contenuti nella mozione firmata dall’intero gruppo di Sel alla Camera, guidato da Arturo Scotto. Che ricordano come «il movimento finanziario indotto dalle società partecipate dallo Stato», ad avviso della magistratura contabile, «ammonterebbe a 30,55 miliardi nel 2011, 26,11 miliardi nel 2012 e 25,93 nel 2013». Il «peso» ricadente sul bilancio dei ministeri è stato di «785,9 milioni nel 2011, 844,61 milioni nel 2012 e 574,91 milioni nel 2013». Quanto, invece, agli enti partecipati dagli enti locali, la mozione di Sinistra ecologia e libertà sottolinea che «un terzo delle 5.258 partecipate è in perdita». Una situazione dinanzi alla quale, anche la mozione di Sel, invoca la «trasparenza delle procedure e dei criteri con i quali sono nominati i vertici» delle partecipate attraverso «l’introduzione di un meccanismo di audizioni pubbliche (Public Hearings) per tutti i candidati con l’obiettivo di aumentare la trasparenza nella prassi delle nomine, favorendo così lo svolgimento di selezioni basate effettivamente sul merito e la competenza».

IMPEGNI TRASPARENTI Premesse che preludono ad una formale assunzione di impegni da parte del governo. A cominciare, prosegue la mozione del M5S, da un’iniziativa legislativa «per introdurre l’obbligo, nella selezione per le nomine dei candidati dei consigli di amministrazione delle società partecipate dallo Stato e da altri soggetti pubblici, di audire i candidati e rendere pubbliche tali audizioni, anche sul portale degli enti». In modo da permettere ai cittadini di rivolgere «domande ai canditati sui curriculum vitae (da pubblicare, insieme al certificato penale, anche sul portale degli enti interessati), sulle attitudini e sulle competenze». Impegni ai quali si aggiungono quelli, sostanzialmente coincidenti, chiesti da Sel, a cominciare da una legge per l’introduzione del “public hearing” che assicuri «la massima chiarezza, trasparenza e partecipazione da parte dei cittadini durante lo svolgimento dell’iter di selezione» dei candidati.
Twitter: @Antonio_Pitoni