Un paese spaccato a metà, con due volti in piazza. Due giorni fa 50mila persone hanno manifestato ad Atene e in altre cinque città contro le misure di austerità chieste dai creditori internazionali per sbloccare i prestiti e giovedì i pro euro hanno replicato nella capitale in piazza Syntagma, arrivando a salire le scale esterne del Parlamento. Mentre un altro nulla di fatto allontana sempre più la troika dal governo di Alexis Tsipras e nelle stesse ore in cui il premier greco è ricevuto dal presidente russo Vladimir Putin per mettere a punto i dettagli del nuovo gasdotto che transiterà dalla Grecia, sono i cittadini ellenici a far parlare la piazza, da sempre a queste latitudini simbolo di libertà e partecipazione.

Due giorni fa una manifestazione autoconvocata su Facebook (presenti i vertici di Syriza e la presidente della Camera Zoì Kostantopoulou), ha raccolto 50mila persone sotto slogan come “il paese non è in vendita”, “siamo contro ogni forma di bullismo”. Questo il mantra degli organizzatori che in contemporanea a Salonicco, Volos, Ioannina e Patrasso hanno dato voce a cittadini stanchi di austerità e sacrifici, anche per smentire chi sostiene che le sforbiciate non siano stati fatte in Grecia: fino ad oggi infatti ci sono stati tre diversi tagli a stipendi, pensioni e indennità per il 25% oltre a riduzioni di budget praticamente in ogni settore, come la sanità sempre più in apnea, mentre i prezzi dei beni di prima necessità sono aumentati.

I manifestanti non accettano le parole del numero uno del Fmi, Chistine Lagarde, che chiede proposte “misurabili, attuabili e credibili”, dal momento che fino ad oggi non si sono viste. Per Katerina Giannaki, membro del Consiglio dei Greci all’Estero “non faremo nessun passo indietro, mi auguro ci sia una grande sensibilizzazione anche da parte italiana verso il dramma che sta vivendo il mio Paese”.

La risposta non si è fatta attendere: giovedì sera circa cinquemila greci sono scesi in piazza gridando slogan come “noi viviamo in Europa, la Grecia appartiene all’Europa”, esprimendo un no alla possibilità che le trattative si rompano definitivamente con il default di Atene e l’uscita dall’Eurozona. Sono saliti perfino sino all’ingresso della Camera manifestando pro Unione e contro le ipotesi di crack circolate con insistenza nelle ultime ore. Bandiere e striscioni dell’Ue sfilavano assieme a quelle elleniche con striscioni con su scritto “sì alla Grecia degli imprenditori e no ai teppisti nazionali” e “sì a regime fiscale stabile per dieci anni”. Presenti alcuni deputati ed ex ministri del partito conservatore di Nea Dimokratia tra cui Adonis Georgiadis, Theodoros Fortsakis, Nikos Dendias, Vassilis Kikilias, Nikos Vroutsis, Costas Tasoulas e George Koumoutsakos.

La marcia Pro euro, secondo le intenzioni degli organizzatori, mira a dare voce all’agonia dei cittadini in attesa dell’esito delle trattative. Sostengono che “la Grecia appartiene all’Europa, per questo adesso è il momento di unire le nostre voci a favore dell’Euro e della famiglia europea. Scegliamo l’Europa del pluralismo, l’Europa dei rispetto dei diritti umani e del progresso. Stiamo inviando un forte messaggio al governo. In momenti critici non possiamo rimanere spettatori silenziosi “.

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