DIAMANTE NERO
di Celine Sciamma – Francia 2014, dur. 112 – Con Karidja Touré, Assa Sylla

Rebel without a cause. Coltellino, smartphone, Nike Air bianche e lucide, il black (girl) power di Diamante Nero (in originale Bande de Filles) è il racconto di formazione sull’identità femminile che mancava. La 16enne Mariem diventa Vic, il quarto elemento di un gruppo di affascinanti fanciulle di colore che fanno a botte con le coetanee, visitano boutique e discettano di leggings. Vic scappa da una famiglia sgangherata e senza un vero motivo esistenziale, se non quello della propria sacrosanta indipendenza: il percorso non è facilissimo, ma nemmeno impossibile. Nessun inutile sociologismo forzato e pedagogico, Sciamma sta politicamente fuori dai giochi e dalle convenzioni delle banlieue violente e del razzismo latente. Lo sguardo è tutto sull’estetica del gruppo, sullo stile delle cattive e non volgari ragazze: si riprende il “pieno” dell’essere piuttosto che il “vuoto” dell’apparire. Tra enormi tetti e scalinate in cemento, fontane piene d’acqua dentro cui correre, inermi e verticali grattacieli di Defense e Les Halles, Parigi non è mai stata così metafisica. Sciamma filma i quadri d’insieme con una naturalezza che fa quasi vergogna. I brani di elettronica firmati Para One/Jean-Baptiste de Laubier invadono gradualmente la spinta autonoma della protagonista verso l’esterno del quadro. Rihanna ha pure concesso l’uso di Diamonds in una sequenza magica e virata in blu. 4/5