Manuela Carmena, la “sindaca rossa di Madrid, prende la metro per raggiungere gli uffici comunali della capitale, un gesto semplice ma fortemente simbolico del nuovo indirizzo impresso dalla rappresentante di “Ahora Madrid”, lista anticasta, imperniata su Podemos, capace di spezzare il consolidato asse bipartitico fondato su popolari e socialisti.

Ai gesti emblematici Carmena ha promesso di far seguire i fatti, nel lungo periodo la coalizione civica si prefigge di ridurre il costo del trasporto pubblico, di aumentare le imposte per le grandi imprese, di ridisegnare le aliquote delle tasse municipali, di recuperare la gestione pubblica di tutti i servizi, di bloccare le principali operazioni urbanistiche speculative.

Sono le misure economiche, secondo le anticipazioni della rivista Expansión, ad essere state poste sotto la lente di ingrandimento del Ministero delle Finanze, appannaggio del Partido Popular del premier Mariano Rajoy. Un rapporto del Dicastero, ancora non reso pubblico, qualificherebbe i piani economici di Carmena come “assurdi” e “irrealizzabili”, bocciando di fatto l’intera linea programmatica del neo sindaco.

La principale critica è rivolta all’idea di creare una banca municipale con la quale finanziare, nelle intenzioni di “Ahora Madrid”, imprese e progetti sociali, il ministero sembrerebbe già porre uno “stop” preventivo: la materia non è di competenza di un municipio e andrebbe sottoposta al vaglio preliminare della Banca Centrale Europea. Inoltre, secondo i tecnici ministeriali, è un “errore” in termini finanziari poiché la misura si tradurrebbe nella elargizione di vere e proprie sovvenzioni, senza alcun ritorno per l’ente bancario.

Non è l’unico “buco” che vede il Ministero nei futuri conti della capitale, la convinzione di rivisitare i contratti coi concessionari privati per riassegnare i servizi municipali agli uffici pubblici, non entusiasma i burocrati centrali, è troppo alto il rischio di pagare le penali fissate nei capitolati di appalto.

Le già disastrate casse della capitale potrebbero trarre poco giovamento dalla revisione delle imposte annunciata da Carmena nel corso della campagna elettorale: la tassa sulle attività delle grandi imprese, segnala il rapporto, dovrebbe essere preceduta da un nuovo quadro normativo a livello centrale, la tassa sulle antenne per telefonia mobile – già adottata in vari municipi spagnoli – è stata annullata dalla Cassazione. Si registra qualche apertura soltanto sugli aumenti della tassa sui rifiuti solidi per i ricchi, con possibile aumento del gettito fiscale per 35 milioni all’anno, mentre viene bocciata senza appello la programmata eliminazione delle esenzioni a favore della chiesa e delle sedi diplomatiche, misure attribuite alla competenza dello Stato centrale.

Insomma, il report ministeriale smonta, come fossero pezzi di un lego, l’intero impianto economico del neo sindaco Carmena, la quale è chiamata ora a dimostrare che l’aria di cambiamento che spira sulla capitale spagnola è più forte dei sofismi della burocrazia e delle pastoie della partitocrazia.