Dal 15 al 21 giugno si celebra la Settimana internazionale contro i Cie, i centri di identificazione ed espulsione in cui vengono detenuti gli immigrati irregolari. Persone che vengono recluse in vere e proprie carceri per il semplice fatto di non essere provvisti di un valido documento di soggiorno.

Uomini e donne a cui viene improvvisamente negato il diritto alla libertà senza che abbiano commesso alcun crimine, con la sola colpa di essere nati in quella parte di mondo dove neppure il diritto alla vita è dato per scontato.

Esseri umani che spesso hanno investito anni di risparmi per poter affrontare un viaggio che non sanno neppure se li porterà salvi a destinazione. Persone punite per aver cercato di costruirsi un avvenire migliore e non essere riusciti a ritagliarsi uno spazio in quella parte di mondo più fortunata ma sempre più socialmente e burocraticamente ostile al diverso.

È in sostegno di queste storie che nasce la prima Settimana internazionale contro i Cie, nell’idea che essere immigrato non rappresenti un crimine punibile con la detenzione.

Un’iniziativa che parte dalla rete spagnola CIEs NO e che si sviluppa in una serie di appuntamenti e manifestazioni in diversi Paesi del mondo. Bruxelles, Atene, Barcellona, Londra e Tacoma (Usa) sono solo alcune delle città che durante questi sette giorni promuoveranno incontri e dibattiti per protestare contro un sistema ampiamente criticato e dimostratosi estremamente costoso e inefficace. Perché per chi commette un reato esistono già le carceri, e non è necessario inventarsene di nuove.

Perché mentre si sbandiera la falsità che gli immigrati siano accolti in alberghi di lusso con piscina e sauna, il sistema di accoglienza italiano insieme a quello europeo collassano evidenziando tutti i propri limiti.

Leggiamo di profughi eritrei abbandonati da settimane per le strade di Roma, di migranti bloccati a Ventimiglia perché hanno tentato di oltrepassare il confine con la Francia, di continui naufragi che stanno popolando di cadaveri il Mar Mediterraneo e degli allarmanti sviluppi sull’inchiesta Mafia capitale, dove tanti hanno speculato sulla vita di queste persone.

Nel frattempo, fra coloro che sono rimasti fuori da questo sistema di truffe e incapacità politica, primeggiano storie di sfruttamento, caporalato, stipendi più bassi della media e lavoro senza contratto, che impedisce anche ai più meritevoli di guadagnarsi quell’ambito permesso di soggiorno che li farebbe emergere dallo stato di irregolarità. E sono proprio queste persone le prime vittime dei Cie. Uomini e donne che magari hanno vissuto per anni accanto a noi, pagandosi un affitto, facendo la spesa nei nostri supermercati, frequentando e condividendo la difficoltà dei tanti italiani che lavorano sporadicamente, spesso sprovvisti di contratto e con salari inferiori a quelli che gli spetterebbero di diritto.

La sola differenza è che a nessun italiano potrà mai capitare di vedersi entrare in casa degli agenti di polizia nel bel mezzo della notte, senza alcun preavviso. A nessuno capiterà di vedersi caricare sopra un furgoncino, passare una notte in caserma e poi essere rinchiuso in una prigione per mesi, circondato da sbarre e cemento, solo perché sprovvisto di un documento di soggiorno valido.

A nessun italiano verrà imposto di dormire in camerate con persone che non conosce, mangiare un cibo che non gli piace, essere messo in lista per ricevere la visita di un parente, lottare per avere il diritto a un avvocato o essere rimpatriato in un paese in cui non vuole vivere…

Per fortuna che, nonostante tutto, una società multietnica e multiculturale non è un’utopia irrealizzabile, come molti vorrebbero. E la web-serie Welcome to Italy, di Terry Paternoster, nasce esattamente con l’intento di dare voce alle tante storie di stranieri che sono riusciti a costruirsi un proprio progetto di vita in Italia, cercando di andare oltre i pregiudizi e gli stereotipi che spesso impediscono alle persone di ragionare con obiettività e complicano i processi di integrazione.

Online da oggi, giovedì 18 giugno, la web serie andrà in onda sul canale YouTube WELCOME TO ITALY, con otto puntate da dieci minuti che ruotano intorno alle vicende di una radio gestita da immigrati, intrecciando le tante contraddizioni e i luoghi comuni di un’Italia piena di buone risorse.