I ribaltoni, ben che vada, si possono fare su qualche morbido letto, magari di quelli che appaiono negli immortali titoli La Chiave o Così fan tutte. Tinto Brass dalla sua casa di Isola Farnese a Roma risponde con una certa disillusione alle domande sul risultato delle comunali di Venezia dove son stati ribaltati i risultati della vigilia, con l’ex magistrato Felice Casson (PD) sconfitto dal candidato del centrodestra, Luigi Brugnaro. “Venezia mi ha amato e odiato, ma non ci metto piede da tempo”, racconta il maestro del cinema erotico italiano nato tra calli e canali il 26 marzo del 1933. “Di quale ribaltone politico parliamo? Brugnaro sarà una brava persona, ma non lo conosco. Certo prima c’era uno del centrosinistra, ma in fondo sono cambiati soli i nomi: la sostanza non cambia”.

Si racconta che a Venezia la raccolta dei voti, soprattutto nel centro città, sia capillare, tutti conoscono tutti, difficile non sapere chi è passato da uno schieramento all’altro: “Può darsi, lo si è sempre detto, per questo mi sembra che non sia cambiato molto dal passato. A Venezia sembra che il potere non cambia mai colore, son sempre gli stessi a detenere tutte la cariche che contano”. Il Tinto nazionale, di simpatie politiche profondamente anticonformiste, uno che si è candidato con la Lista Pannella-Bonino proprio in Veneto nel 2010, non è diventato grillino: “Non vado più a votare, dei politici di oggi non me ne piace più nessuno. Una cosa però la devo dire: Felice Casson lo conosco personalmente, e mi spiace per la sua sconfitta, è una brava persona”.

Tramontato anche l’amore per Renzi che qualche mese fa veniva citato dall’autore di Monamour come possibile protagonista di qualche porno-soft: “E’ cambiato anche lui, è diventato un uomo di potere, mi piace meno. Sa che le dico? Oggi mi sembra di vivere in un paese che ha buttato tutto in vacca”. Sono due gli amori che rimangono ad un signore che è stato assistente di Roberto Rossellini e Joris Ivens, che ha curato casting, scrittura, regia e montaggio dei propri film proprio come fosse un “autore” a tutto tondo: il cinema e l’attuale “compagna” Caterina Varzi. “Lei mi è stata vicinissima quando sono stato male nel 2010, mi ha aiutato a tornare al mondo. E’ una donna favolosa. Lei vive nel suo appartamento a Trastevere, io a Isola Farnese. Ci vediamo ogni giorno. Siamo legati da un legame profondissimo. Adoro la sua felice età che sa trasmettere felicità anche a me”.

Poco più di un anno fa ogni giornale parlava di un Brass di nuovo convolato a nozze con la Varzi, seconda moglie per Tinto dopo la scomparsa nel 2006 della prima moglie Carla Cipriani: “Non è ancora mia moglie, c’è ancora molto tempo per sposarsi”. Lei gli fa eco mentre ascolta il dialogo: “Non siamo sposati, ma è il sogno nel cassetto di Tinto. Magari un giorno si avvera. Io però posso dire di averlo sposato il giorno in cui ho letto le sue memorie difensive per Caligola. E’ un matrimonio con la libertà”. Ecco allora un altro grande pezzo di cuore e di anima che risulta assente da oltre 5 anni per colui che ha lanciato Serena Grandi, Claudia Koll, Debora Caprioglio: “Il set cinematografico mi manca moltissimo. Con i film si può raccontare ciò che si vuole, non ci sono storie vietate. Ora è molto difficile riuscire a girarne uno. Magari un cortometraggio come Hotel Coubert, solo e sempre con la mia musa ispiratrice: Caterina”.

Gira e rigira con Brass si torna sempre in laguna, dove peraltro girò la sua opera prima Chi lavora è perduto (1963): “Venezia mi ha ispirato molto come regista, e ora m’ispira come scrittore. Dopo il romanzo Madame Pipì sto scrivendo Vertigini che ha per protagonista Alvise, un professore esperto di storia della città di Venezia. E’ tratto da una sceneggiatura che avevo scritto anni fa e che, appunto, non diventerà un film”. Ma la verve del Brass dei giorni migliori non si spegne mai: “Mi piace il cinema di Paolo Sorrentino, sul serio. La giovinezza non l’ho ancora visto, però lui mi sembra molto bravo. Purtroppo oggi il cinema non è più qualcosa di artistico ed ispirato come quando ho iniziato io, ma ad un ragazzo che vuole iniziare a fare del cinema suggerisco di non porsi limiti e di non preoccuparsi di quello che diranno i critici. Io non li ho mai presi in considerazione. Sa che facevo una volta? Mettevo tutte la pagine di giornale per terra dove parlavano di un mio film: quando leggevo quelli che ne parlavano male dicevo ‘questo si che ha capito il mio film’ ”.