Lo sterminatore di oche fa infuriare gli animalisti olandesi. E’ il New York Times a sollevare il caso e a sbatterlo in primo piano per un’intera giornata sul proprio sito web. Nel servizio vengono raccontate le gesta del “gasatore” di pennuti, il signor Arie den Hertog, 40 anni, che con la camera a gas portatile che si è costruito, un furgoncino bianco allungato con due bombole di anidride carbonica, registra talvolta il triste record di oltre 7000 oche uccise la settimana. L’articolo è corredato da una raccapricciante gallery fotografica dello sterminio di volatili effettuata da Jasper Juinien.

La descrizione dell’uccisione delle oche sul NYT non è per stomaci deboli. Si parla del sibilo del gas che “segna l’inizio del massacro” mentre le vittime “stipate in un contenitore sigillato, una cassa di legno simile ad una bara, strillano e lottano per respirare. Poi, dopo appena due minuti, tacciono”. Lì a fianco c’è Den Hertog che osserva impassibile il funzionamento del suo efficiente macchinario durante una giornata tipo sotto un filare di pioppi sulle rive del Basso Reno. Le associazioni animaliste per i diritti degli animali lo definiscono un “nazista“, mentre per i coltivatori olandesi va portato a braccia come un eroe. “Non è divertente, ma deve essere fatto”, ha spiegato l’uomo al NYT dopo aver ridotto ad un ammasso inanimato di piume, carne e ossa 570 oche graylag a Wijk bij Duurstede, un villaggio nella regione di Utrecht, a sud est di Amsterdam.”

Le autorità olandesi insistono, nella fattispecie il governatore della regione di Utrecht, sul lavoro da compiere e pagano Den Hertog per tenere sotto controllo l’aumentare continuo del numero di oche che finiscono per sbattere contro mongolfiere, divorare l’erba dei pascoli per le mucche, o più semplicemente planare senza accorgersene dentro le turbine degli aerei che decollano dall’aeroporto di Schiphol di Amsterdam, uno dei principali hub in Europa.

Già nel maggio 2013, infatti, un tribunale olandese aveva dato l’ok per l’uccisione di 10mila volatili nel raggio di 20 chilometri dall’aeroporto della capitale; mentre nell’estate del 2012 una mattanza più contenuta di circa 5mila oche era stata avviata dopo che un aereo della Maroc Air era stato costretto ad un atterraggio di emergenza allo Schipol, anche se l’operazione sterminio venne poi bloccata da una causa portata avanti dal gruppo animalista Fauna Bescherming. Dopo il divieto di caccia del 1999, la popolazione di oche graylag (o greylag) è cresciuta vertiginosamente ed è stimata tra le 800.000 unità in estate e quasi il doppio in inverno; una presenza causata soprattutto dal fatto che i volatili andrebbero pazzi per i fertilizzanti ricchi di azoto usati in modo esponenziale da molti contadini olandesi negli ultimi anni. Fino a qualche anno fa Den Hertog si occupava di debellare topi, piccioni, e anche talpe e volpi persino usando martelli. Poi il “salto di qualità” quando nel 2008 ha vinto un contratto governativo per implementare la sua camera a gas portatile.

Gli attivisti del Fronte di Liberazione Animale hanno comunque contrattaccato sia per vie legali, sia attraverso qualche frangia più ardimentosa dando fuoco ad uno stanzino sul retro, e scarabocchiando scritte sui muri, nella sede della società diretta da Den Hertog. I messaggi che riceve abitualmente via mail (tra gli altri: “Sei come i nazisti durante la guerra”, “Spero tu muoia lentamente di una malattia che ti farà soffrire”) non sembrano scalfire la sua sicurezza: “Tutti gli agricoltori amano quello che sto facendo”.

Den Hertog, infine, per assicurarsi che le oche non volino via prima di ucciderle, si assicura di andarle a stanare quando entrano nel periodo di muta e quindi perdono molto penne fin quasi a non volare. “Un sacco di gente ha reazioni troppo emotive verso gli animali”, ha dichiarato l’uomo. “Danno loro nomi e pensano che siano essere umani. Ricordo che quando un uccello si ammala, una volpe lo vede e lo uccide subito. Se invece lo vede un umano lo porta all’ospedale”. Il metodo cruento di uccisione ha sì sollevato obiezioni e proteste, ma non sembra ci siano alternative all’orizzonte per il futuro delle povere oche graylag: “Amo le oche, sono animali intelligenti”, chiude Den Hertog sul NYT non si sa bene se con sadismo o con involontaria ironia. “Io sono sempre aperto a suggerimenti su come far funzionare meglio il mio lavoro”.